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BENVENUTO NEL SITO DI TRADIZIONE CATTOLICA

Mt.5,37: Ma il vostro parlare sia SI SI NO NO ciò che è in più vien dal maligno. Rivelazione e Religione Attuazione e Informazione - Disamina - Responsabilità.

SOLIDARIETA' ORANTE

Perseveriamo nel dedicare il Rosario del Venerdì a questa unica intenzione: che il Signore salvi la Chiesa dalle conseguenze delle colpe degli uomini della Chiesa.

 
Anno XXXVIII N° 8 PDF Stampa E-mail

UN ISPIRATORE DELLO “SPIRITO” PANECUMENISTA DI ASSISI: RAIMON PANIKKAR

1. IL PANIKKARISMO

Il personaggio

Il 26 agosto del 2010 alle 19 è morto Raimon Panikkar. RAFFAELE LUISE, decano dei vaticanisti Rai, gli ha dedicato un libro-intervista[1], il quale, frutto dell’amicizia tra i due, è la narrazione sotto forma di dialogo che Panikkar fa della sua vita e l’esposizione del suo pensiero filosofico e teologico. Egli era famoso già negli anni Sessanta, dato che a partire dal 1962 sino al 1965 partecipò «con Küng e Ratzinger al Concilio Vaticano II come perito per la liturgia del cardinale di Bologna Lercaro»[2].

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Anno XXXVIII N° 7 PDF Stampa E-mail

La nuova forma di Consacrazione rende invalida la nuova Messa?

“Per molti” o “per tutti”?

Il problema si pone soprattutto, ma non soltanto,  quanto alla traduzione delle parole latine “pro multis” (per molti), appartenenti alla consacrazione del calice, con "per tutti”. Alcuni vi vedono, oltre che una mutazione sostanziale della forma del sacramento eucaristico, anche una tendenza a favorire l'eresia, risalente ad ORIGENE (+254), della “apocatastasi”, secondo cui alla fine tutti gli uomini ed anche i diavoli si salveranno. I critici più radicali, perciò, giungono a sostenere che la mutazione dell’essenza del Sacramento dell’Eucarestia, cui soggiace l'eresia dell’apocatastasi, renderebbe impossibile la consacrazione e pertanto la nuova Messa sarebbe invalida.

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Anno XXXVIII N° 6 PDF Stampa E-mail

La nuova messa è in rottura con la tradizione liturgica apostolica? 3a parte

MODIFICHE APPORTATE NEL 1970 AL «NOVUS ORDO»

Nel maggio del 1970 venne pubblicata l’edizione latina del nuovo Messale romano. All’Institutio e all’ “Ordo” del 1969 erano stati apportati numerosi cambiamenti, che analizzeremo nel presente capitolo.

La riforma del Messale romano promulgato nel 1969, secondo una dichiarazione di Paolo VI[1], non era stata improvvisata, ma era statoil risultato di lunghi ed approfonditi studi”. Sulla base di questa dichiarazione si può essere sicuri che in essa non vi era alcuna proposizione che non fosse stata accuratamente soppesata non solo dal punto di vista teologico, ma, viste le preoccupazioni essenzialmente pastorali di questo pontificato, anche dal punto di vista pastorale, che applica ai casi concreti le regole generali o i princìpi. È per questo che si rimane sorpresi nel vedere come nel 1970, appena un anno dopo la loro promulgazione, l’Institutio e l’Ordo abbiano subìto numerose modifiche sia dal punto di vista teologico, sia dal punto di vista pastorale.

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Anno XXXVIII N° 5 PDF Stampa E-mail

La nuova messa è in rottura con la tradizione liturgica apostolica? 2a parte

Prima di passare all’analisi del nuovo Ordo, occorre confutare l’obiezione dei difensori della nuova Messa i quali sostengono che nell’ Institutio (edizione del 1969 e soprattutto del 1970) vi sono passi i quali affermano quei princìpi tradizionali che alcuni ritengono esposti in modo insufficiente o sospetto.

Una regola d’ermeneutica non sempre applicabile

Verifichiamo anzitutto il principio enunciato in questa obiezione, e cioè che i testi oscuri e sospetti di un documento cessano di esserlo quando nello stesso documento sono presenti testi ortodossi concernenti le medesime questioni. Lo stesso varrebbe per i testi del Concilio Vaticano II.

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Anno XXXVIII N° 4 PDF Stampa E-mail

La nuova messa è in rottura con la tradizione liturgica apostolica? 1a parte

● «Le preghiere del nostro Canone si trovano nel trattato De Sacramentis (fine del IV-V secolo) [...]. La nostra Messa risale, senza mutamento essenziale, all'epoca in cui si sviluppava per la prima volta dalla più antica liturgia comune [circa trecento anni dopo Cristo]. Essa serba ancora il profumo di quella liturgia primitiva, nei giorni in cui Cesare governava il mondo e sperava di poter  spegnere la Fede cristiana; i giorni in cui i nostri padri si riunivano avanti l'aurora per cantare un inno a Cristo come a  loro Dio [cfr. Plinio junior, Ep. 96]. Non vi è, in tutta la cristianità, rito altrettanto venerabile quanto la Messa romana» (A. Fortescue, La Messe, Parigi, Lethielleux, 1921).

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Anno XXXVIII N° 3 PDF Stampa E-mail

IL “CASO” CASTELLUCCI

Il fatto

A Milano dal 14 al 28 gennaio 2012 si è tenuta una rappresentazione blasfema del romagnolo ROMEO CASTELLUCCI, presso il “Teatro Franco Parenti” diretto dalla regista ANDRÉE RUTH SHAMMAH, nella quale pièce si getta dello sterco sul Sacro Volto di Gesù crocifisso. Nel presente articoletto vedremo chi è l’Autore della composizione e chi è il Direttore del teatro per cercare di capire come mai si sia giunti a tanto.

*

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Anno XXXVIII N° 2 PDF Stampa E-mail

Il Magistero “luogo teologico”

● «La Dottrina sacra o della Fede viene annunziata dalla Chiesa poiché è divinamente rivelata e non è rivelata poiché annunziata dal Magistero della Chiesa.

Il Magistero non è la causa del carattere della divina Rivelazione annunziata dalla Chiesa, ma è solo uno strumento o un mezzo stabilito da Dio, per il quale il Rivelato viene interpretato e quindi da noi conosciuto con certezza» (A. Lang, Die Loci teologici des Melchior Cano und die dogmatischen  Beweises, Monaco, 1925, p. 82).

*

Prologo

Ho già affrontato la recente disputa su Tradizione e Magistero per far chiarezza e correggere alcune imprecisioni a) ‘in primis’ di coloro che fanno del Magistero, anche non infallibilmente assistito, un ‘Assoluto’ da credersi senza alcuna possibilità di negare l’assenso anche di fronte a due proposizioni contraddittorie[1] e b)in secundis’ di coloro che annichilano il Magistero negando che sia un ‘luogo teologico’, il quale interpreta rettamente la Rivelazione, ed inoltre si permettono di criticare – senza fondamento – persino le Encicliche di Pio XII, specialmente la Divino Afflante Spiritu (1943) e addirittura la Humani generis (1950), definita comunemente “il terzo Sillabo” dopo il Syllabus di Pio IX (1864) e la Pascendi di San Pio X (1907)[2]. Mi sembra ora doveroso tornare sull’argomento per far maggior chiarezza in mezzo a tanta confusione che avvolge l’ambiente cattolico ed ecclesiale.

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Anno XXXVIII N° 1

IDEE CHIARE SUL MAGISTERO

Attualità della questione

Recentemente sono apparsi articoli e libri, che, per difendere la Tradizione e la Chiesa, o hanno esagerato la portata del Magistero, facendone un Assoluto (errore per eccesso) oppure lo hanno minimizzato e quasi annichilito, negandone la funzione di interpretare la Tradizione e la S. Scrittura (errore per difetto). A titolo di premessa riassumiamo quanto ha scritto in passato[1] e recentemente mons. Brunero Gherardini (cfr. Disputationes Theologicae).

Occorre evitare la premessa erronea che fa del Magistero un Assoluto e non un ente creato, un Fine e non un mezzo, un Soggetto indipendente (absolutus = sciolto) da tutto e da tutti. Niente al mondo ha la dote dell’Assoluto. La Chiesa non fa eccezione, non la sua Tradizione, non il suo Magistero e neppure la Gerarchia, Papa compreso. Si tratta di realtà sublimi, ai vertici della scala di tutti i valori creaturali, ma sempre di realtà penultime, finite, create, dipendenti da Dio, che è l’unica realtà ultima, assoluta, infinita ed increata. (Ed infatti, come vedremo, il Magistero ha la sua “regula fidei” nella Divina Rivelazione).

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