BENVENUTO NEL SITO DI TRADIZIONE CATTOLICA

Mt.5,37: Ma il vostro parlare sia SI SI NO NO ciò che è in più vien dal maligno. Rivelazione e Religione Attuazione e Informazione - Disamina - Responsabilità.

SOLIDARIETA' ORANTE

Perseveriamo nel dedicare il Rosario del Venerdì a questa unica intenzione: che il Signore salvi la Chiesa dalle conseguenze delle colpe degli uomini della Chiesa.

 
Anno XXXIX N°8 PDF Stampa E-mail

LA CONCELEBRAZIONE - Che cosa pensarne?

Importanza e attualità del problema

Monsignor Brunero Gherardini ha scritto un recente articolo sul tema pungente e scottante della  Concelebrazione,[1] la quale da eccezione è diventata ormai la regola. Riassumo in questo breve articolo quanto egli ha scritto sull’ argomento.

La Rivoluzione concelebrativa del Vaticano II

Nell’immediato post-concilio Padre Tito Centi nel “Commento alla Somma Teologica a cura dei Domenicani Italiani” scriveva: “La concelebrazione eucaristica [sacramentale, ndr] prima del Concilio Vaticano II era ridotta in Occidente al solo caso dell’ordinazione sacerdotale e di quella episcopale; mentre nelle chiese orientali ci si contentava di una concelebrazione di sola cerimonia [cerimoniale, ndr], poiché i sacerdoti assistenti si limitano là a seguire in silenzio lo svolgimento del rito. La situazione è cambiata radicalmente con la Costituzione sulla Sacra Liturgia [del Concilio Vaticano II, ndr]” (S. Th., III, q. 82, a. 2, Firenze, Salani, 1971, vol. XXVIII, nota 1, p. 331)[2].

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Anno XXXIX N°7 PDF Stampa E-mail

Nelle tenebre rimane la Madre

Il venerdì di passione e di morte

Era morto sulla croce Gesù, ed era stato sepolto. Giuda, uno dei suoi, l’aveva tradito per 30 denari, poi si era impiccato. Pietro, già scelto da Lui quale capo della Sua Chiesa, l’aveva rinnegato. Gli altri Apostoli erano fuggiti. Gi amici, che sembravano aver creduto in Lui, erano tutti dispersi, anzi spariti. Fallimento totale. Almeno così appariva.

Le tenebre del venerdì di passione e di morte e poi il sabato, nel quale restava solo una tomba, anche se quello era il gran sabato dei Giudei. Nella giornata di quel sabato, in modo furtivo, di nascosto, qualcuno degli amici di Gesù andò a cercare Maria, la Madre di Gesù. Poveri uomini ormai senza speranza! Si erano illusi su Gesù e ora erano delusi, ché, rimasti senza di Lui, avevano perduto la fede, la speranza e l’amore. Forse la Madre avrebbe potuto dir loro qualcosa, far intravvedere qualche luce in mezzo alle tenebre scese sulla terra.

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Anno XXXIX N°5 PDF Stampa E-mail

La tomba di San Pietro e il primato di Roma

La Tradizione della Chiesa vuole che Pietro venne a Roma e vi morì martire durante la persecuzione di Nerone crocifisso a testa in giù, e fu sepolto in Vaticano, vicino al luogo del suo glorioso martirio. Sulla sua tomba, divenuta ben presto oggetto di venerazione, nel IV secolo sorse per volere di Costantino la prima Basilica vaticana.

Questa tradizione è stata confermata dalle indagini della scienza. La professoressa Margherita Guarducci  ha studiato profondamente la questione lavorando a partire dal 1952 nei sotterranei della Basilica Vaticana, riuscendo a decifrare gli antichi graffiti sotto l’Altare della Confessione nel 1958 ed infine a identificare le reliquie di S. Pietro nel 1964 (cfr. M. Guarducci, La tomba di Pietro. Una straordinaria vicenda, Rusconi, Milano, 1989; Le reliquie di Pietro in Vaticano, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1995; Le chiavi sulla pietra, Piemme Casale Monferrato 1995; Il primato della Chiesa romana, Rusconi, Milano 1991). Ora «se Roma era il centro della Chiesa universale, il punto focale di questo centro era la tomba di Pietro» (M. Guarducci, La tomba di Pietro ..., cit., pag. 10).

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Anno XXXIX N°3

PERICOLI PER LA  VITA SACERDOTALE NEL NOSTRO TEMPO DI CRISI MODERNISTICA

Un prezioso libretto

Nel 1945 Padre Reginaldo Garrigou-Lagrange ha scritto un libretto, tradotto in italiano nel 1949, intitolato Santificazione sacerdotale nel nostro tempo (Torino, Marietti). In esso il celebre teologo domenicano affrontava gli errori neomodernistici, che minavano già allora la spiritualità cattolica, e metteva in guardia da essi specialmente i giovani sacerdoti. Sono passati oltre settanta anni e i pericoli allora latenti sono diventati errori palesi, che purtroppo non sono più censurati, ma addirittura promossi dai Pastori che dovrebbero condannarli. Nel presente articoletto faremo un riassunto di tali errori, dei rimedi proposti dal Padre domenicano e aggiungeremo ciò che di erroneo è maturato in campo teologico ascetico e mistico dal 1949 ad oggi per dare ai sacerdoti e ai cristiani sinceri i mezzi per preservarsene.

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Anno XXXIX N°1 PDF Stampa E-mail

La legge antica e la legge evangelica secondo il concilio vaticano II e secondo la tradizione cattolica - 2a parte

La Nuova Legge è in primo luogo la grazia dello Spirito Santo ed in secondo luogo è la Legge scritta (S. Th., I-II, q. 106, a. 1)

San Tommaso inizia con la citazione di Geremia: “Ecco che verranno giorni ... ed Io [il Signore] stringerò con la casa d'Israele e con la casa di Giuda una Nuova Alleanza” (XXXI, 31-33). Poi cita S. Paolo, che spiega così la profezia: “Questa sarà l'Alleanza che avrò stretto con la casa d'Israele dopo quei giorni: metterò la mia Legge nella loro mente e la scriverò nel loro cuore” (Ebr., VIII, 8 - 10).

L’Angelico sviluppa il dato rivelato affermando che ogni cosa è costituita dal suo elemento principale. Ora ciò che è principale nel Nuovo Testamento è la grazia dello Spirito Santo, derivante dalla Fede in Gesù Cristo. Perciò la Legge Nuova è principalmente la grazia dello Spirito Santo, concessa a coloro che credono in Gesù Cristo. S. Paolo, infatti, chiama Legge la grazia della Fede ['per Legem fidei'] (Rom., III, 27), ed in termini ancora più espliciti scrive: “La Legge dello Spirito di vita in Cristo Gesù mi liberò dalla Legge del peccato e della morte” (Rom., VIII, 2). Ecco perché S. Agostino insegna che “la Legge della Fede è stata scritta nel cuore dei fedeli, come la legge delle opere era stata scritta sulle tavole di pietra” (De Spiritu et littera, c. 24).

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Anno XXXIX N°6 PDF Stampa E-mail

La “Chiesa dei poveri”

Una “novità” molto vecchia

La recente elezione di papa Francesco I (13 marzo 2013) ha fatto risorgere il tema della “Chiesa dei poveri”, che andava molto di moda negli anni Sessanta/Settanta ed era stato portato avanti dagli ‘ultra progressisti’ del neomodernismo[1], soprattutto dall’arcivescovo latino-americano Helder Camara, dal cardinale belga Leo Suenens[2], dal cardinale di Bologna Giacomo Lercaro e dalla “Scuola di Bologna” (Dossetti, Alberigo, Bettazzi), ma che poi era passato in secondo ordine, almeno in Italia.

Questa idea è molto più vecchia di quanto non si pensi. Basti pensare al Pauperismo dei “Fraticelli” del XIII secolo con la loro teoria delle due Chiese: una corrotta, ricca, carnale con a capo il Papa; l’altra, la vera Chiesa, spirituale, povera e dei soli poveri, pura e santa anche in tutte le membra umane che la compongono, ossia gli Spirituali e i loro seguaci. Essi vennero condannati da papa Giovanni XXII nel 1316 (v. Costituzione Gloriosam Ecclesiam, DB 484-490). Nel campo sociale i Fraticelli, criticando il lusso e le ricchezze della Chiesa ufficiale, hanno contribuito a toccare il diritto di proprietà.

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Anno XXXIX N°4 PDF Stampa E-mail

IL PRIMATO DI ROMA NEL CRISTIANESIMO PRIMITIVO


Roma mèta dei pellegrini

«Il primato di Roma nell’antica età cristiana fu ben presto dimostrato dai viaggi [...] che gli esponenti di varie Chiese intrapresero verso Roma. Che cosa mai poteva attirarli alle rive del Tevere [...] se non la Chiesa romana, di cui essi riconoscevano il prestigio della fama e di una reale, preminente autorità? Ed infatti [...] essi venivano a Roma per esporre ai capi della Chiesa romana i loro problemi, per chiedere consigli ed aiuti» (M. Guarducci, Il primato della Chiesa di Roma, Rusconi, Milano, 1991, pag. 9).

Fondata da S. Pietro e S. Paolo, che a Roma erano stati martirizzati e sepolti, la Chiesa romana cominciò ben presto ad attirare a sé i fedeli delle altre Chiese cristiane, ma fu soprattutto durante il II secolo che tale richiamo divenne evidente.

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Anno XXXIX N°2 PDF Stampa E-mail

I testi del Concilio Vaticano II sono accettabili nella loro quasi totalità?

In molti punti gli eretici sono con la Chiesa, in qualche altro no; ma, a causa di questi pochi punti in cui si separano dalla Chiesa, non serve loro a nulla di essere con Essa in tutto il resto” (S. Augustinus, In Psal. 54, n. 19; PL 36, 641).

 

L’integrità della Fede

Durante e dopo la tempesta del Concilio Vaticano II furono molti gli scritti sulla sua opposizione alla Tradizione della Chiesa (card. Alfredo Ottaviani, card. Antonio Bacci, card. Arcadio Larraona, card. Giuseppe Siri, card. Ernesto Ruffini, sua ecc.za Dino Staffa, sua ecc.za Antonio de Castro Mayer, sua ecc.za Marcel Lefebvre, sua ecc.za Luigi Carli, mons. Klaus Gamber, dr. Arnaldo Xavier Vidigal Da Silveira, dr. Romano Amerio, dr. Michel Davies, mons. Francesco Spadafora, p. Cornelio Fabro, p. Michel Guérard des Lauriers, sino ai recenti studi di mons. Brunero Gherardini).

Questi eminenti teologi chiedevano di correggere o addirittura di abrogare gli errori e le ambiguità che avevano rilevate nei testi del Concilio e nella “Messa del Concilio” promulgata da Paolo VI nel 1969. Ma la risposta non è mai stata data a partire da Paolo VI sino a Benedetto XVI, che ha fatto della ermeneutica della continuità il suo cavallo di battaglia. Si è soltanto affermato senza provarlo che vi è continuità tra Vaticano II e Tradizione apostolica.

Anche l’ultimo grande teologo (Brunero Gherardini), che ha riproposto tali domande sul Concilio a papa Benedetto XVI dal 2009 al 2012, è rimasto senza nessuna risposta ed ha continuato a sospendere il suo assenso agli insegnamenti “pastorali” dubbi del Vaticano II.

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