Anno 2020

Italia alla deriva

Non disponiamo di prove inoppugnabili, tali da consentirci di ritenere con certezza che la pandemia globale in corso sia stata intenzionalmente indotta da ben precise e identificate centrali di potere; pur tuttavia, siamo profondamente persuasi (e crediamo di poter affermare senza tema di smentita) che la fulminea e apparentemente non prevista diffusione del coronavirus, condannando alla reclusione coatta i felici e svagati abitatori delle “società aperte” e determinando soprattutto un considerevole decremento della popolazione mondiale, abbia offerto agli occulti tutori del disordine costituito, lo strumento più acconcio per accelerare la realizzazione dei loro piani distruttivi.

“Chi ha orecchi per intendere intenda” (Lc. 8, 4-15)

I drammatici eventi di questi giorni si interfacciano con la massima del Vangelo citata nel titolo. In che modo? Lo vedremo più avanti nel corso di questo articolo. Ciò che sta accadendo è carico di incognite, popolato da oscuri presagi e richiede molta attenzione.

La prima reazione della moltitudine degli ignavi che costituisce gran parte dell’umanità è quella di aggrapparsi maldestramente alla scienza, a quei feticci, in questo caso quali la tecnologia, gli algoritmi, e-mail, whatsApp, gli hashtag, i web, i facebook e mercanzia del genere. Codesti sono i feticci che, in termini più appropriati, vanno definiti i padroni della nostra volontà, senza che la maggioranza dell’umanità se ne renda conto.

I VIRUS DELLA DEMOCRAZIA

“L’indifferentismo è l’ateismo meno il nome”. In tali termini concisi e chiarificatori, che palesano la cristallina limpidezza di un pensiero non suscettibile di forzature o travisamenti, ebbe ad esprimersi Leone XIII nella Enciclica  Immortale Dei del 1 novembre 1885 : egli  che, pur animato dalla volontà di perseguire un modus vivendi tra i  cattolici francesi e il governo anticlericale della terza Repubblica  vigente oltralpe verso la fine dell’Ottocento, ricusò fermamente di stemperare la perentorietà dei principi soprannaturali in accorte e spregiudicate transazioni con i poteri mondani ad essi avversi.

Attesa e  speranza

Due parole che fanno temere per un futuro drammatico, non solo per l’Europa cristiana con Roma, sede del Papato e centro mondiale del cattolicesimo – attualmente in fase di apostasia che prelude alla manifestazione dell’anticristo – ma anche a causa della guerra in Medio Oriente ed in Palestina, dove, duemila anni fa è sorta la Civiltà Cattolica, l’unica vera, a cominciare dalla predicazione di Gesù di Nazareth, che ha diviso in due parti la storia: prima e dopo Cristo.

1970/2020: 50 ANNI DALLA “NUOVA MESSA”

Ricapitolando riassumiamo ora, per sommi capi, i principali cambiamenti in senso filo/protestante – evidenziati dal da Silveira assieme ai Cardinali Ottaviani e Bacci e al “Breve Esame Critico del NOM” – attuati nella “Messa di Paolo VI”, sia nell’architettura liturgica sia nel Rito stesso, con la precisazione che ci occuperemo qui solo di quelli più facilmente percepibili anche dai semplici fedeli. Infatti basta assistere al nuovo rito della Messa per vedere, sentire, costatare e toccare con mano la sua enorme diversità riguardo alla Messa romana di Tradizione apostolica.

1970/2020: 50 ANNI DALLA “NUOVA MESSA”

Card. Charles Journet

La Nuova Messa fu promulgata da Paolo VI nel 1969, ma dopo le severe critiche mossegli persino dal moderato Cardinale Charles Journet, il quale si recò dalla sua Svizzera a Roma per dire a papa Montini che il n. 7 della Istitutio o Presentazione teologica del Novus Ordo era oggettivamente e materialmente eretica, Paolo VI apportò alcune modifiche all’Institutio e vi fu una seconda edizione della Nuova Messa nel 1970. Quindi, essendo entrati nel 2020, sono passati esattamente 50 anni dalla seconda edizione della promulgazione della Nuova Messa.