UN’ENCICLICA PROFETICA:
LA “HUMANI GENERIS”
Mons. Francesco Olgiati considera l’Humani generis alla luce dei rapporti tra storia, storicismo, metafisica e religione. Infatti il pensiero moderno e contemporaneo, col quale l’enciclica pacelliana si misura, «è tutto orientato verso la storia e lo storicismo». Ora lo storicismo, subordinando ogni realtà, e persino la Divina Rivelazione, al suo contesto temporale ovvero alla sua epoca storica, le relativizza, perché in parole povere dice: allora si pensava così, ma oggi si pensa altrimenti e domani diversamente ancora. Così non vi sono più essenze e verità immutabili, ma tutto evolve col tempo e con la storia.
L’esito fatale dello storicismo in campo religioso
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UN’ENCICLICA PROFETICA: LA “HUMANI GENERIS”
(1a puntata)
Il volume XXXVI delle “Pubblicazioni dell’Università cattolica del Sacro Cuore” (1° fascicolo del 1951) dedicò ampio spazio alla enciclica Humani generis di Pio XII, facendola commentare da padre Agostino Gemelli, padre Reginaldo Garrigou-Lagrange, monsignor Francesco Olgiati e Cesare Calvetti.
Una grande enciclica
Padre Agostino Gemelli studia il significato storico della Humani generis (12 agosto 1950) mettendola in rapporto con la Pascendi di S. Pio X (8 settembre 1907). Mentre quest’ ultima condannava il modernismo classico, che voleva sposare il dogma cattolico con la filosofia moderna (dal Seicento all’Ottocento, ossia da Cartesio a Hegel), l’ enciclica di Pio XII condanna il tentativo di conciliare il cattolicesimo con la filosofia contemporanea o post-moderna del Novecento (da Marx, Nietzsche e Freud allo Strutturalismo odierno).
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LA CURVA AD U DELLA TEOLOGIA CATTOLICA
La “teologia della liberazione”
La “teologia della liberazione” è figlia della “teologia politica” di Johannes B. Metz.
«L’impulso decisivo alla formazione della teologia della liberazione venne dall’Europa», scrive G.B. Mondin, poiché essa non è altro che un «adattamento alle condizioni socio-politiche dell’America Latina della teologia politica che già alla fine degli anni Sessanta Metz e Moltmann avevano elaborato per l’Europa. Certamente i teologi [della “liberazione”], che avevano avuto una formazione teologica sostanzialmente europea, come Gutiérrez, Assmann e Boff, non potevano non essere al corrente di quello che in quegli anni stava diventando l’indirizzo teologico più rinomato e influente».
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LA CONTRO-TEOLOGIA
di J. B. Metz
Se le fantasie teologiche del gesuita Teilhard sono state il “principio e fondamento” del “neo-modernismo”, i cui rappresentanti sono i domenicani di Le Saulchoir (Chenu/Congar) e i gesuiti di Lione-Fourvière (de Lubac/Daniélou/Balthasar), se il gesuita Karl Rahner è stato il “ponte” tra il “neo-modernismo” e il “post-modernismo radicale”, i cui esponenti sono Küng e Schillebeeckx, questi ultimi hanno aperto la porta alla “teologia politica” (Metz) e alla “teologia della liberazione” (Gutiérrez/Boff) entrambe filo-marxiste e che conducono infine al “nichilismo teologico” o contro-teologia.
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VITA CRISTIANA E VERITA'
Nel lontano 1949 Jacques Maritain (1882-1973) – che stimiamo in quanto filosofo tomista sino all’ «Umanesimo integrale», ma verso il quale abbiamo tutte le riserve che già il Card. Siri (1906-1989) esprimeva nel suo libro Getsemani (Fraternità della SS.ma Vergine Maria, Roma, 1980) – si poneva la domanda: “Può la nostra fede essere solo un fare prima che un conoscere?”.
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OLTRE IL NEOMODERNISMO HANS KÜNG ED EDWARD SCHILLEBEECKX
1) Kung: l’ecumenismo cosmico
Hans Küng nasce nel 1928 in Svizzera a Surzee (Lucerna). Nel 1948 entra nel “Pontificio Collegio Germanico Ungarico” a Roma. Studia filosofia e teologia all’Università Gregoriana, ove consegue nel 1951 una licenza in filosofia con una tesi su L’umanesimo ateo di Jean Paul Sartre. Nel 1955 si licenzia in teologia trattando La dottrina della giustificazione luterana di Karl Barth e la sua conciliabilità con la dottrina cattolica. Frattanto è stato ordinato sacerdote nel 1954. Si trasferisce in Francia nel 1955, ove due anni dopo consegue la laurea in teologia con una tesi su La giustificazione secondo Barth e la teologia cattolica. Nel 1958 insegna teologia all’ Università di Münster e
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TEOCENTRISMO O ANTROPOCENTRISMO
Premessa
Abbiamo più volte ricordato la seguente affermazione di Giovanni Paolo II: «Mentre le varie correnti del pensiero umano nel passato e nel presente sono state e continuano ad essere propense a dividere e persino a contrapporre il teocentrismo con l’antropocentrismo, la Chiesa [conciliare, ndr.] cerca di congiungerli in maniera organica e profonda. E questo è uno dei punti fondamentali, e forse il più importante, del magistero dell’ultimo Concilio» (Dives in misericordia, n.1). Nessun Concilio, però, può conciliare l’inconciliabile.
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JEAN DANIÉLOU: UN PERITO INNOVATORE IN FAMA DI “CONSERVATORE”
Jean Daniélou nacque a Neuilly-sur-Seine nel 1905 da Charles Daniélou, uomo politico francese, noto anticlericale, che fu più volte ministro della III Repubblica, e da Madeleine Clamorgan. Nel 1929 entrò a 24 anni nella Compagnia di Gesù e compì gli studi di teologia nella Facoltà Cattolica di Lione-Fourvière, assieme a von Balthasar (cfr. sì sì no no, 30 giugno 2009) e sotto la guida di de Lubac (cfr. sì sì no no, 30 novembre 2009). Fu ordinato sacerdote nel 1938 e nel 1941 venne chiamato a Parigi alla redazione della rivista Etudes dei gesuiti di Francia. Fondò la collana Sources Chrétiennes in collaborazione con Henri de Lubac, per favorire la “riscoperta” dei Padri della Chiesa in funzione antiscolastica (in realtà i Padri non erano mai stati dimenticati dalla Chiesa, ma i “nuovi teologi” li preferivano perché meno sistematici e quindi più utilizzabili ai loro scopi). Su richiesta di papa Giovanni XXIII Daniélou prese parte al Concilio Vaticano II a titolo di “perito”. Fu eletto arcivescovo titolare di Taormina l'11 aprile 1969 e creato cardinale diacono da Paolo VI nel concistoro del 28 aprile 1969. La sua morte improvvisa il 21 maggio del 1974 suscitò grande scalpore, perché avvenuta nella casa di una prostituta parigina.
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I “FENDENTI DIRETTI” DI YVES CONGAR, “PERITO” DEL CONCILIO, CONTRO LA TRADIZIONE CATTOLICA
Il tomismo “storicizzato”
Congar nacque il 13 maggio 1904 a Sedan nelle Ardenne. Si definiva «un celtico delle Ardenne», dove celtico è sinonimo di a-romano, se non di anti-romano: «Io sono profondamente celtico e mi riconosco nell’ immagine celtica che delinea [il razionalista apostata] Renan». Nel 1921, dopo aver iniziato gli studi di medicina, si sentì attratto verso la vita religiosa ed entrò nel seminario di Parigi. Frequentò i corsi del p. Sertillanges e di Jacques Maritain (v. sì sì no no, 31 marzo 2009) per tre anni all’Institut catholique e conobbe anche il padre Garrigou-Lagrange, campione dell’ antimodernismo. Nel 1925 entrò tra i domenicani, prima ad Amiens e poi a Le Saulchoir. Qui sotto la guida di Chenu (v. sì sì no no, 15 dicembre 2009, p. 7) studiò il tomismo “storicizzato”, assai diverso da quello che gli era stato presentato da Maritain.
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