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Categoria: Anno 2019

Idolatria in Vaticano?

Idolatria

L’Idolatria (dal greco “Eìdòlon/ Idolo” più “latreìa/adorazione”) è l’ adorazione degli Idoli. Ora l’adorazione (con la quale si riconosce che la Persona adorata è il Creatore onnipotente al quale noi dobbiamo l’esistenza e l’agire) è dovuta solo a Dio, che è l’Unico Ente infinito, Creatore del cielo e della terra. Quindi l’Idolatria, cioè adorare un idolo (dal greco Eidòlon/simulacro, forma, immagine, statua) fatto dalla mano dell’uomo è un gravissimo peccato contro la virtù di Fede e il 1° Comandamento: “Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio al di fuori di Me”.

L’Idolatria è particolarmente grave perché pospone il Creatore alla creatura (S. Th., II-II, q. 94, aa. 1- 4). Innanzitutto l’Idolatria è una forma di superstizione, la quale è “un vizio opposto alla virtù di Religione in quanto si presta culto divino o di adorazione anche a chi non è Dio”, siano immagini, statue, persone umane (per esempio, l’Imperatore) o il mondo creato, che formerebbe panteisticamente una sola cosa con Dio (S. Th., II-II, q. 92, a. 1). Infatti se si presta culto a “creature o immagini di esse, stimate come Divinità, si commette Idolatria che è una specie di Superstizione” (S. Th., II-II, q. 94, a.1); quindi “l’Idolatria è sempre peccato” (S. Th., II-II, q. 94, a. 2), anzi “siccome l’Idolatria sconvolge tutto l’ordine della Religione è un peccato gravissimo” (S. Th., II-II, q. 94, a. 3).

Nell’Enciclica Dominum et vivificantem n. 50 (anno 1986) Giovanni Paolo II ha scritto: «Et Verbum caro factum est. Il Verbo si è unito ad ogni carne [creatura, ndr], specialmente all’uomo, questa è la portata cosmica della Redenzione. Dio è immanente al mondo e lo vivifica dal di dentro. […] l’Incarnazione del Figlio di Dio significa l’assunzione all’unità con Dio, non solo della natura umana ma in essa, in un certo senso, di tutto ciò che è carne: di … tutto il mondo visibile e materiale […]. il Generato prima di ogni creatura, incarnandosi … si unisce, in qualche modo con l’intera realtà dell’uomo […] ed in essa con ogni carne, con tutta la creazione». Ora questa è una vera e propria confessione teoretica di Idolatria panteistico/immanentista, che nel 1986 (l’anno della “riunione interreligiosa di Assisi”) papa Woytjla esplicitò nella sua terza Enciclica. Il Verbo, secondo lui, si sarebbe unito non solo ad ogni uomo, ma al mondo intero. Certamente Dio è presente dappertutto poiché è infinito, ma è trascendente e distinto dal mondo e non è l’anima che vivifica il mondo dal di dentro immanentisticamente, formando con esso una sola cosa come la forma (l’anima) e la materia (il corpo umano) formano un’unica sostanza completa (l’uomo). Il Cristo cosmico di Teilhard de Chardin viene ripreso da Giovanni Paolo II. In effetti l’anima del Vaticano II risente del pensiero di Teilhard de Chardin, da Giovanni XXIII sino a Francesco, passando per Giovanni Paolo II, che ha fatto del “Pan-cristismo” il suo cavallo di battaglia. Non ci si deve quindi meravigliare del “Sinodo amazzonico” di Bergoglio, esso non fa nient’altro che applicare in pratica i princìpi teoretici del Concilio Vaticano II e di Giovanni Paolo II.

Per quanto riguarda il Concilio Vaticano II si legga la Costituzione Gaudium et spes n. 22 “In Cristo la natura umana è stata assunta, senza venire annientata, per ciò stesso essa è stata anche innalzata ad una dignità sublime. Con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in un certo modo ad ogni uomo”. Al n. 24 Gaudium et spes recita: “L’uomo in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa (propter se ipsam)”. Attenzione “propter se ipsam”, ossia non “per Se stesso”, cioè ordinandola a Dio come Fine ultimo, ma “per se stessa” vale a dire che il fine dell’uomo è l’uomo stesso, l’antropocentrismo diventa “antropolatria” o meglio Idolatria. Non era necessario aspettare Bergoglio e gli Amazzoni, già nel 1962-1965 con Roncalli e Montini “il Reno si gettava nel Tevere” …

L’Idolatria 1°) nella sua forma volgare identifica Dio, Purissimo Spirito, con l’idoletto (la statua o l’immagine materiale); in questo senso essa si avvicina al Feticismo (vedi sotto), il quale è una bassa magia utilitaristica e imbroglioncella ancor più che una “religiosità” se pur falsa; mentre 2°) nella sua forma più “elevata” o meno volgare, presenta l’idolo materiale non solo come immagine della “Divinità” alla quale si presterebbe il culto di latria o di adorazione, ma addirittura come il ricettacolo o “tabernacolo” in cui Dio abiterebbe, informandolo col suo spirito e restando sempre unito ad esso (cfr. G. Schmidt, Manuale di storia comparata delle religioni, Brescia, 1934; P. Tacchi Venturi, Storia delle religioni, Torino, Utet, 1939, 2 voll.).

Feticismo

Il Feticismo (dal latino factitius/ cosa fatta o costruita dalle mani dell’uomo) è una forma molto bassa e volgare di religiosità idolatrico/politeistica.

La natura del Feticismo consiste nell’uso di oggetti magici (amuleti, ecc. …), i quali sono ritenuti non solo come simboli, ma addirittura come ricettacoli delle “Divinità”, che abiterebbero in essi. Esso è una degenerazione della religiosità, una forma più bassa persino della superstizione idolatrica e lo si trova nei Popoli secondari, non primitivi, ossia non antichi ma di civiltà e cultura inferiore, siti soprattutto nell’ Africa Occidentale (cfr. P. Parente, Dizionario di Teologia dommatica, Roma, Studium, IV ed., 1957, p. 163, voce “Feticismo”; ristampa Proceno – Viterbo, Effedieffe, 2019).

Animismo

Un’altra forma di religiosità idolatrica secondaria o inferiore e degenerata è l’Animismo, col quale l’uomo proietta nella natura l’immagine della propria anima, vedendo perciò in ogni ente un corpo animato da uno “spirito”, rendendo così un culto alle forze della natura (per esempio al sole…); esso poi sfocia nel politeismo. Abbiamo visto che il feticcio è un oggetto scelto da una “Divinità” per sua abitazione, che diventa idolo quando viene ridotto a figura la quale rappresenta uno “Spirito divino”, in cui il simbolo e la figura o immagine vengono identificati con l’ente “divino” simboleggiato.  

La storia scientifica e seria delle varie religiosità ha dimostrato che tutti i popoli antichi o primitivi hanno adorato un Unico Ente Supremo, creatore di ogni cosa, onnipotente, immenso e giusto. Quindi il Monoteismo precede il Politeismo, che è una degenerazione del primo, come ci insegna la divina Rivelazione (Sapienza, XIII; Rom., I).

La Religione cristiana è il Monoteismo per eccellenza, che si trova rivelato nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Il Politeismo è una degenerazione del Monoteismo, come hanno dimostrato i recenti studi di “Storia comparata delle religioni” (cfr. P. Palazzini, Il Monoteismo nei Padri Apostolici e negli Apologisti del II secolo, Roma, 1944). 

Ora in Vaticano – durante il “Sinodo amazzonico” dell’autunno 2019 – abbiamo assistito all’adorazione, con tanto di incensamenti, di processioni, di benedizioni e di prostrazioni da parte di papa Bergoglio, di vari Cardinali, Vescovi e Consacrati di alcuni idoletti, sotto forma di statuette, rappresentanti alcune “Divinità”, specialmente della “fertilità”, che un giovane austriaco, emulo dei Fratelli Maccabei, ha gettato poi nel Tevere, prima inquinato dal Reno (1962-65) ed ora addirittura dal Rio delle Amazzoni …

Conclusione

Non è dunque esagerato asserire che l’Idolatria politeistica, nelle sue forme più basse e secondarie o inferiori (Feticismo e Animismo), è stata praticata nei giardini del Vaticano e intronizzata – con tanto di processione fatta alla presenza di Bergoglio da alcuni Cardinali – nella Basilica di San Pietro in Vaticano: certamente il fatto è gravissimo.

Infatti, moralmente parlando, “l’Idolatria rende alle creature il culto di latria o adorazione dovuto solo a Dio. Si distingue 1°) l’Idolatria formale, in cui vi è la volontà sincera di rendere alle creature il culto di adorazione; 2°) l’Idolatria materiale o falsa, in cui si simula solo esternamente il culto di latria, senza avere la volontà di adorare le creature come fossero Dio, ad esempio per paura della morte. […]. La gravità del peccato d’Idolatria è reputata, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, enorme come un’aberrazione intellettuale (Exod., XX, 2-5; Deut., IV, 15-19; Sap., XIII, 14; Rom., I, 18-25; I Cor., VIII, 4-5). L’Idolatria costituisce realmente il reato di lesa Maestà divina, tributando l’onore dovuto a Dio solo, alla creatura. Ora se l’Idolatria materiale o simulata falsamente è meno grave dell’Idolatria formale; tuttavia siccome negli atti di culto pubblico [come è avvenuto durante il “Sinodo amazzonico” in Vaticano nell’autunno del 2019, ndr] il significato dell’atto [adorazione del “Pachamama”, ndr], anche se fosse simulato o non creduto, dipende non solo dalla volontà del soggetto che pone l’atto idolatrico [Bergoglio & Compagnia, ndr], ma anche dalla estimazione comune di coloro che vedono tale atto di culto [i poveri Cristiani fedeli a Dio Uno e Trino, ndr], l’Idolatria materiale, oltre ad essere un peccato di scandalo, è un peccato contro la Virtù di Religione” (F. Roberti – P. Palazzini, Dizionario di Teologia Morale, Roma, Studium, 1955, p. 609-610, voce “Idolatria” a cura di P. Palazzini). Quindi anche se Bergoglio & Compagnia avessero simulato l’adorazione della statuetta della Divinità della Fertilità detta “Pachamama”, senza credere che essa sia uno dei tanti Dei, essa è oggettivamente un grave peccato di Idolatria materiale.

  1. C.