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Categoria: Anno 2019

CONGRESSO DI VERONA: UN BILANCIO

Si è concluso pochi giorni fa l'evento che ha suscitato un incredibile scalpore nei notiziari, nei talk-show e su tutti i giornali del Bel Paese: il Congresso Mondiale delle Famiglie tenutosi a Verona. Si è assistito alla solita macchina del fango mediatico-giornalistica azionata contro i promotori e i partecipanti alla manifestazione,

all'agitarsi isterico dei vari movimenti femministi, omosessualisti e liberal-libertari, alla solita vergognosa ambiguità degli uomini di Chiesa sempre meno cattolici, alla vigliaccheria della politica nostrana, anche di una parte di quelle che dovrebbero essere forze conservatrici, teoricamente più sensibili sui temi etico-sociali, alla timidezza da parte dello stesso movimento pro-vita e pro-famiglia nel portare avanti le proprie istanze. Risultato: come la maggior parte delle battaglie di questo genere, tutto è cominciato con tanta energia ma tale vitalità è andata scemando strada facendo e tutto si è concluso con un nulla di fatto.

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Non mi dilungherò molto sulla campagna di diffamazione condotta in maniera sistematica dai media di regime: pur di screditare l'evento, i giornalisti e gli intellettualoidi, che farneticano quotidianamente in televisione o sui giornali, non si sono certo contentati di apostrofare i partecipanti alla manifestazione come “retrogradi”, “oscurantisti” o “bigotti”: si è parlato della partecipazione di sostenitori della pena di morte o della “rieducazione forzata” per gli omosessuali, di vecchi “Barbablù” intenzionati a chiudere le rispettive mogli in casa con tanto di chiavistello e lucchetto, di aspiranti teocrati e di chissà cos'altro: nulla di tutto questo si è verificato. Solo un mucchio di calunnie. Si è trattato di un semplice congresso in cui si è parlato di argomenti quali la necessità di difendere e valorizzare la famiglia naturale fondata sul matrimonio fra uomo e donna (l'unica famiglia esistente dal punto di vista ontologico) e della strage di bambini che va avanti da ormai quarant'anni a causa di leggi scellerate, come la 194 sull'interruzione di gravidanza.

Non meritano particolare attenzione neppure le manifestazioni delle varie femministe isteriche – condite peraltro da cartelloni e slogan volgari, osceni e, purtroppo, anche blasfemi – e di alcuni esponenti della lobby omosessuale, intenti a snocciolare tesi improbabili su quanto le loro unioni siano assimilabili alla vera famiglia (con l'immancabile senatrice Cirinnà, la “sacerdotessa” del politicamente corretto e dell'omosessualismo più radicale).

Naturalmente non potevano mancare esponenti di quel mondo politico liberale, libertario e radical progressista, indignati come non mai per il fatto che ci fosse qualcuno intenzionato a dissipare quella coltre soffocante di conformismo e di menzogna chiamata il “politicamente corretto”. Una reazione di questo genere c'era da aspettarsela; quel che è intollerabile è che le autorità lascino fare. Ma del resto vige una tirannia liberale, un dispotismo libertario per cui tutto si può dire e fare, purché non sia cattolico, reazionario e “fascista”.

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Vorrei invece soffermarmi su tre aspetti decisamente più interessanti. Il primo è la mancata reazione della Gerarchia della Chiesa Cattolica, a parte il saluto iniziale del vescovo di Verona, Monsignor Giuseppe Zenti, il quale, nonostante abbia giustamente definito “delitto” l'interruzione di gravidanza, si è guardato bene dall'avere parole di condanna nei riguardi del comportamento omosessuale, limitandosi a dire che le scelte di vita vanno rispettate, pur separando la famiglia da altri tipi di unione. Quello che abbiamo visto da parte dei gerarchi ecclesiastici (in primis da Bergoglio) è stato un silenzio omertoso. Perché utilizzo il termine “omertoso”? Perché non so trovare altro termine che possa meglio designare il regime di sostanziale connivenza che caratterizza la pastorale ultra-modernista dell'attuale pontefice con il mondo liberal-progressista in tutte le sue molteplici sfaccettature: dal movimento gay a quello ambientalista, dalle forze pro-immigrazione e pro-multiculturalismo fino ai movimenti sociali di estrema sinistra, passando per quell'intellighenzia politicamente corretta che fino a qualche anno fa sputava veleno su qualunque cosa fosse vagamente cattolica e che ora – magicamente – si riscopre papalina ed evangelica, grazie allo pseudo-cattolicesimo “arcobaleno” e dal sapore vagamente hippy di Bergoglio, il “pontefice della misericordia” (purché non si tratti degli integralisti, dei “corvi reazionari”, perché in tal caso la ghigliottina del papa giacobino e dei suoi cardinali sanculotti è sempre pronta all'uso).

Proprio Bergoglio, sul volo di ritorno dal Marocco – ove abbiamo assistito all'ennesima indegna genuflessione dinanzi all'islam – fa sapere di non essersi occupato di Verona (figurarsi se il pontefice tutto preso dal riscaldamento globale e dalla propaganda immigrazionista trovi il tempo di occuparsi di vita e di famiglia); in compenso se n'è occupato il Segretario di Stato Vaticano, il Cardinale Pietro Parolin. Quest'ultimo fa sapere – con democristiano savoir faire – di trovarsi sostanzialmente d'accordo con le istanze della manifestazione, pur non condividendone il metodo e i toni. Tradotto dal “democristianese” all'italiano: la famiglia è bella e va difesa, ma bisogna adeguarsi al “mondo che cambia”, non bisogna far sentire nessuno escluso e non bisogna intraprendere “crociate moralistiche”. Bisogna essere ecumenici, insomma, non solo in senso religioso, ma anche etico-sociale. L'ultra-modernismo colpisce ancora e miete nuove vittime: si tratta di quei peccatori (omosessuali, femministe, abortisti, libertari etc.) che la “Pastorale della sola misericordia” ha rinunciato a convertire e che conferma nei loro peccati, esponendo ad un gravissimo rischio la loro eterna salute. Piaccia o no, la sodomia, l'aborto e le rivendicazioni ideologiche contrarie all'ordine cristiano e naturale della società continuano ad essere peccato mortale: non c'è Bergoglio che tenga in proposito.

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In secondo luogo, una certa attenzione merita l'atteggiamento dei politici nostrani. Naturalmente la sinistra non ci ha fatto attendere per accodarsi alla gazzarra dei benpensanti. Quello che a parere di chi scrive è stato scandaloso è la vigliaccheria di un governo che ha dapprima offerto il suo patrocinio alla manifestazione e che subito dopo – ai primi latrati della setta omo-femminista e dei farisei del politicamente corretto – ha ritenuto di dover tornare sui suoi passi. Per non parlare di alcuni membri del governo che hanno partecipato...dopo aver chiarito che non si può “tornare indietro” sulle “conquiste sociali” come il divorzio, l'aborto e le unioni omosessuali. Sicché la possibilità di mandare all'aria una famiglia per motivi anche estremamente futili, di uccidere un bambino nel grembo materno e di legittimare pubblicamente l'omosessualità sarebbero delle “conquiste sociali”? Io le definirei più che altro “sconfitte sociali”, perché è anche da simili pratiche e stili di vita che la società umana entra in crisi e sprofonda nella decadenza, fino a giungere alla sua distruzione.

Quello che è ancora più stupefacente è che tali espressioni provengano dall'attuale leader della destra italiana, Matteo Salvini, lo stesso che dinanzi a centinaia di migliaia di persone giurava col Rosario e il Vangelo in mano sotto gli occhi della Madonna del Duomo a Milano; lo stesso che ritiene la denatalità uno dei maggiori problemi che affliggono l'Italia; lo stesso che invitava i sindaci alla disobbedienza civile, rifiutandosi di unire in matrimonio le coppie gay.

Sicuramente un bel tentativo di tenere i famigerati due piedi in una sola scarpa: fare presenza a Verona per intascare il voto della destra cattolica, pur senza voler sembrare “ultra-conservatore” all'elettorato più laicista e liberale. Oppure il ministro Salvini non ha ancora capito che l'ordine civile – del quale egli pare sia amante – parte necessariamente dall'ordine morale, giacché nessuna società può essere davvero civile nel vero senso del termine senza essere sobria e morigerata nei costumi. In ogni caso, con simili posizioni, forse sarebbe stato più coerente astenersi dalla partecipazione al Congresso di Verona, almeno il tempo necessario per capire da che parte della barricata stare. Unica nota di coerenza: il ministro Fontana, che non ha mai fatto mistero della sua contrarietà all'aborto e all'assimilazione delle unioni di fatto alla famiglia.

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Infine, qualche riflessione sull'evento considerato in sé stesso. Prima riflessione: ciò che lascia certamente perplessi e con una punta d'amaro in bocca è che gli stessi promotori e relatori dell'evento si siano dimostrati, in fin dei conti, piuttosto timidi nel sostenere le loro istanze. Ad esempio, non mi aspettavo posizioni titubanti in materia di legge 194: si è espressa contrarietà a titolo personale all'aborto e si è detto che bisognava applicare la legge per intero, inclusi i primi cinque articoli incentrati sulle misure per dissuadere la donna ad interrompere la gravidanza. Ma come? Un convegno pro-vita che dice di voler applicare in toto la legge che regolamenta l'aborto, sia pure per far valere la parte diretta a disincentivarne la pratica? È evidente che il timore di sembrare “fanatici” o “retrogradi”, oppure la voglia di rendersi più accettabili agli occhi di una società malata di relativismo, ha giocato un brutto scherzo. Mi sarei aspettato una condanna sic et simpliciter dell'aborto e della diabolica legge che lo consente: evidentemente questo coraggio è mancato. Non basta essere contrari a titolo personale, perché in questo modo si cade nel relativismo: essere contrari all'uccisione di un feto nel grembo materno non è un'opinione, ma un dovere morale vincolante per tutti.

Seconda riflessione: gli organizzatori dell'evento, nel tentativo di difendersi dagli attacchi di cui sono stati fatti oggetto, hanno parlato molto di libertà d'espressione e di coscienza, nonché della necessità di garantirle entrambe. Grandioso! Non si è trovato argomento migliore a sostegno delle proprie tesi di due principi liberali condannati dal Magistero infallibile della Chiesa e da secoli impiegati dai nemici della Fede per soppiantare la Cristianità. Quei due princìpi grazie ai quali ogni sorta di cattiva opinione, di falsa filosofia o di depravazione morale ed intellettuale – inclusa quella omo-femminista ed abortista – ha potuto diffondersi e corrompere buona parte della società. Questo dimostra che anche per gli stessi cattolici la verità oggettiva è stata derubricata a mero parere soggettivo, a sensibilità personale, non a dato certo, razionalmente dimostrabile, da affermare e difendere dai tentativi di falsificazione. Non il diritto di dire la verità, ma il diritto di dire quello che si vuole, indipendentemente se sia giusto o sbagliato.

 Come spesso avviene non ci si rende conto che il problema delle società moderne e post-moderne è proprio il liberalismo egemone e ciò che ne consegue: esso si è radicato anche nelle coscienze più cattoliche e in quelle politicamente più conservatrici. La manifestazione di questo liberalismo latente è proprio la timidezza nell'affermare che la verità esiste, che non è un'opinione, che va affermata e che va difesa. Il liberalismo è la radice dei mali che affliggono la contemporaneità.

Terza ed ultima riflessione: alla base di tutto questo c'è una ragione ben precisa, che è la mancanza di una fede integrale, tanto nella pratica quanto nella concezione. Al congresso di Verona c'erano neocatecumentali, ratzingeriani, wojytiliani, forse qualche bergogliano convinto che il papa non proferisca eresie ma sia solo “mal consigliato”. Ad essere assenti (o almeno sotto-rappresentati) erano i veri cattolici, che in quanto tali non hanno paura di andare radicalmente contro le aspettative del mondo, né di rivendicare la loro fedeltà al Magistero, condannando quindi le libertà liberali, tra cui anche quella d'espressione e di coscienza. Questo è essenzialmente il motivo per cui a Verona tutto si è concluso con un nulla di fatto: è mancato il coraggio di imporsi, di speronare un nemico – il liberal-libertarismo totalitario e totalizzante – col quale non si può e non si deve a scendere a compromessi. Non si dialoga col male, non ci si confronta con esso, ma lo si combatte. Se lo si tollera è solo per evitare un male peggiore. La nostra forza è nella nostra Fede, che potrebbe muovere i monti se fosse grande quanto un granello di senape (Mt 17,20). Ma fin quando non si tornerà all'autentica Fede cattolica – il che implica il ripudio del modernismo in tutte le sue forme ed implicazioni – ogni battaglia a favore della verità sarà sempre destinata al naufragio.

Miles Immaculatae