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Categoria: Anno 2018

Il Natale profanato

La plurisecolare e progressiva laicizzazione che ha addensato sull’ Europa le nubi caliginose di una apostasia senza precedenti, si riflette nella dissacratoria leggerezza che una gran parte dei battezzati riserva alle maggiori solennità del calendario cristiano.

 Tra le manifestazioni più clamorosamente rivelatrici della compiaciuta sufficienza e del torpido disincanto che gli sprovveduti beneficiari del pluralismo democratico ostentano dinanzi al patrimonio religioso da cui trassero materia e ragione di profonda ispirazione i molteplici campi del sapere e dell’ingegno, non si può tacere l’inarrivabile leggerezza palesata da presidi e insegnanti che, nel dicembre scorso, hanno ritenuto di interdire simboli e immagini tradizionalmente rappresentativi delle valenze proprie del Natale, invocando vilmente e pretestuosa
mente il rispetto per gli islamici che frequentano le scuole italiane.

Se la corruzione e la disintegrazione di un popolo sono individuabili nella facile e disinvolta propensione a dissimulare e a stravolgere i tratti che ne hanno forgiato la specifica identità, si deve riconoscere che la società contemporanea, cloroformizzata dal plumbeo conformismo democratico, è precipitata in una stagnante decadenza, pari all’ ignavia del suo indifferentismo morale e religioso.

Predisposto dal peso schiacciante delle sue infingarde rinunce e delle sue inconsulte negazioni a subire indolentemente i contraccolpi di un’invasione islamica sorretta da un’indomita e mai dismessa volontà conquistatrice, il vecchio continente vegeta nelle convulsioni preagoniche del disordine post-moderno fomentato dalle sterili proclamazioni di una tolleranza, rivelatrice della diffusa tendenza a pensare e a vivere in contrapposizione agli inderogabili imperativi della Verità.

Il vergognoso accantonamento dei diritti divini e delle prerogative regali del Sole di Giustizia sulle nazioni, la colpevole svalutazione delle radici culturali che determinarono la provvidenziale fioritura della Cristianità romano-germanica, la volgare banalizzazione consumistica delle grandi ricorrenze religiose, prospettano i desolanti scenari della secolarizzazione di un mondo che, per la sua conclamata avversione all’ordine morale voluto dall’ Altissimo, può essere appropriatamente raffigurato come il “Regno dell’ Anticristo”; ciò non sembra turbare le coscienze dei rappresentanti di una Gerarchia che, in coerente adesione ai dettami dello “spirito” conciliare, sposa i progetti ateistici del mondialismo plutocratico e massonico.

Perseguendo con sollecitudine degna di miglior causa i piani previsti dai fautori di un satanico scimmiottamento della vera ecumene cristiana, essi perseverano nel proporre una “nuova evangelizzazione” che si estrinseca sempre più vistosamente come ripudio della Tradizione e del Magistero tradizionale della Chiesa.

La “Chiesa in uscita” promossa dall’estimatore di Lutero asceso al Soglio di Pietro nel 2013, sdegna la limpidezza delle tradizionali enunciazioni catechistiche, adoperandosi a rimuovere le frontiere teologiche autorevolmente fissate dal Dogma e dalla morale; una delle sue principali finalità consiste nel realizzare “l’integrazione” degli immigrati all’ insegna di un torbido e confuso multiculturalismo, funzionale al prepotere degli accorti strateghi della dissoluzione e del disordine.

Le vane perorazioni filantropiche, pateticamente proposte in alternativa alla soprannaturale potenza salvifica del Verbo, assecondano la venefica azione corruttrice del secolarismo che, attraverso il pervertimento della mentalità e dei costumi, svilisce il valore originario della Religione rivelata: la spregiudicata attitudine dialogica degli uomini di Chiesa non pone alcun argine alla dilagante scristianizzazione, che prospera in ragione dell’accennato disprezzo per la comunicazione della sana dottrina, limpidamente ribadita nel Catechismo di San Pio X. 

Le tragiche conseguenze della ricerca di un’intesa con il mondo, sono ineccepibilmente documentate dalla confusione morale e civile del nostro tempo.

In relazione al tema specifico che ha suggerito le presenti considerazioni, non stupisce che le nazioni da tempo sottrattesi al potente impulso costruttivo della Fede, immerse nel cupo squallore di un insipiente relativismo e di una generalizzata ignoranza religiosa, ritengano irrilevante la salvaguardia delle proprie e più intime connotazioni identitarie, nascondendo goffamente il loro pusillanime spirito rinunciatario dietro dichiarazioni di convenzionale e timorosa condiscendenza per le “culture” degli immigrati.

Non stupiscono altresì il vezzo pretenzioso di bandire presepi e crocifissi dai luoghi pubblici, e la relegazione del Natale a simbolo anacronistico, spogliato dalla sua essenza di Evento che conferisce alla storia umana una luminosa significazione.

Per dissipare la coltre di abiezione e di viltà permeante il sistema liberaldemocratico, non è sufficiente una rinnovata coscienza delle radici cristiane comuni alle nazioni europee: essa potrà costituire un avvio preliminare alla ricomposizione del vero ordine civile, fecondato dalla provvida cura animatrice e soprannaturalmente concorde dei Santissimi Cuori di Gesù e di Maria.

Cruce Signatus