Stampa
Categoria principale: Anteprime Notizie
Categoria: Anno 2015

Il “modernismo sociale” le sue radici

Studiando le radici dell’ideologia liberale classica ottocentesca e neo-liberista odierna ci si imbatte in vari movimenti caratterizzati dall’ esaltazione della libertà intesa come fine ultimo ed assoluto e non come mezzo[1]. Questa è la essenza del liberalismo filosofico e politico e del liberalismo economico o liberismo.

 

Tra i movimenti più famosi ricordiamo il nominalismo di Occam e la Scuola di Oxford, che ha iniziato con Bacone la tradizione empirista anti-scolastica, la quale ha preso piede in Inghilterra ed ha dato nascita al sensismo illuminista britannico del XVIII secolo (Locke, Hume, Berkeley, A. Smith, Bentham, Stuart Mill, Ricardo), che è diretto antenato del liberalismo filosofico del XIX secolo e del liberismo economico del XX secolo.

 

Dal libero spirito al libertinismo liberale e libertario

Vi sono, tuttavia, altri movimenti meno conosciuti che val la pena di approfondire: 1°) il “libero spirito”; 2°) il “libero pensiero”; 3°) il “libertinismo”; 3°) il “libero amore” ed infine 4°) il “liberalismo/liberista/libertario”.

Esaminandoli l’uno dopo l’altro scopriremo che il libero spirito/pensiero/amore ed il libertinismo sono la fonte e l’anima del liberalismo, del liberismo e del neo-conservatorismo statunitense (Burke, Kirk, Popper, Hayek, Mises, Friedman), i quali non hanno nulla a che spartire con la sana ragione, la retta filosofia, la teologia ortodossa, la filosofia politica tradizionale e la divina Rivelazione, contenuta nella Tradizione apostolica e nella S. Scrittura, interpretate dal Magistero ecclesiastico.

 

Il libero spirito

Il movimento del “libero spirito” detto anche “spirito di libertà”, oppure “spirito nuovo, spirito alto, spirito d’intelligenza” raggruppa tutti quei movimenti ereticali (germanici, olandesi, belgi e francesi) a sfondo misticoide, che dal XIII al XV secolo sono caratterizzati da uno spiccato panteismo. Secondo questi movimenti ereticali l’uomo “spirituale, alto e intellettuale” è talmente unito a Dio che qualsiasi cosa faccia non pecca. Quindi l’ascetica, la vera mistica o via unitiva con Dio (mediante l’attuazione abituale e costante dei sette Doni dello Spirito Santo), le pratiche sacramentali non hanno per loro nessun valore. Si vede, perciò, chiaramente (ma “non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere”) che queste eresie hanno preparato il terreno a Lutero (“pecca fortiter sed fortius crede”), impregnato di nominalismo soggettivista (teorico e morale) occamista, e a Nietzsche (“al di là del bene e del male”), padre del nichilismo post-moderno, che ci hanno condotti al Sessantotto libertario e libertino. Da tutte queste teorie ne consegue necessariamente una amoralità, specialmente sensuale, parossistica.

In Italia la setta dello “spirito di libertà” appare in Umbria agli inizi del Trecento, fondata dal francescano Bentivenga da Gubbio (1319-1332)[2]. Secondo fra Bentivenga “Dio è il demonio” e viceversa[3]; teoria che sarà ripresa, non a caso, dal liberale Benedetto Croce: «Satana non è una creatura estranea a Dio, e neppure il ministro di Dio, ma Dio stesso. Se Dio non avesse Satana in sé, sarebbe come un cibo senza sale» (La logica come scienza del concetto puro, Bari, Laterza, 1905, parte I, sezione 1). In Belgio, e specialmente a Bruxelles, nel Quattrocento si formarono i movimenti degli “uomini d’intelligenza”, che praticavano il nudismo e la lussuria più sfrenata (v. “turlupini” e “adamiti” di Boemia)[4]. Come si vede, gli hippy, i capelloni, i figli dei fiori degli anni Sessanta del XX secolo non hanno inventato nulla e i liberal/conservatori non hanno diritto di lamentarsi del Sessantotto, poiché è figlio del loro “spirito”, un figlio un po’ più ammodernato quanto ai modi di agire, ma sostanzialmente identico al padre.

Il libero pensiero

I “liberi pensatori” erano la setta di coloro che rifiutano l’autorità dottrinale e i dogmi del cristianesimo. La denominazione di liberi pensatori è apparsa verso la fine del Seicento in Inghilterra. Questo movimento era caratterizzato da un forte razionalismo teorico, che come conseguenza pratica è sfociato nel libertinismo amoralistico francese (v. sotto).

Già nell’alto medioevo e soprattutto nel Rinascimento italiano, specialmente fiorentino, si incontrano alcuni “liberi pensatori”, che, però, non avevano ancora costituito una setta o un movimento, ma al massimo formavano delle accademie filosofiche elitarie ed esoteriche (P. Pomponazzi, G. Bruno, T. Campanella[5]). Il teorico per antonomasia del “libero pensiero” è Baruch Spinoza (1632-1677), dalla cui filosofia si sono sviluppati il deismo e l’illuminismo moderato britannico e il deismo radicale francese, specialmente quello di Voltaire[6], che non a caso è uno dei numi tutelari della odierna Scuola austriaca neo-liberista di Hayek e Mises.

 

Il libertinismo

I “libertini”, chiamati anche “spiriti forti”, erano coloro che esaltavano la libertà, intesa come licenza, arbitrio individuale e come un fine ultimo assoluto, oltre e contro ogni regola  e limite principalmente morale ed anche dogmatico. Sorsero in Francia (specialmente a Lille e a Rouen) nel 1525-1530[7]. Non per caso nel Settecento i libertini si son alleati e fusi con il movimento economico dell’honnête homme (il borghese), che propugnava la liceità del prestito ad usura, ed in questo sono gli ascendenti diretti del liberismo[8]. Contro di essi polemizzarono San Luigi Maria Grignion de Montfort e Biagio Pascal[9].

Alcuni autori dividono il libertinismo in due rami: 1°) i “libertini spirituali” del Cinquecento, secondo i quali (come per Machiavelli) la legge morale va bene solo per tener tranquilla la massa degli incolti;  2°) i “libertini eruditi” del Seicento, i quali erano impregnati di scetticismo teoretico e morale, (si rifacevano a Pomponazzi e a Giordano Bruno) e professavano una sorta di “marranesimo” anticipando, così, il cripto-modernismo, definito da S. Pio X “foedus clandestinum/società segreta” (motu proprio Sacrorum Antistitum, 1910). Infatti la loro massima era: “foris ut licet, intus ut libet/in pubblico comportati come è conveniente, in privato come vuoi”[10].

 

Il libero amore

Il “libero amore” è il movimento che nell’Ottocento propugnava  la piena libertà dei rapporti sessuali, svincolati totalmente da ogni regola morale ed anche dalle leggi penali della società civile di allora[11]. I maggiori rappresentanti del “libero amore” furono l’anarchico di sinistra Max Stirner (1806-1856) e il nichilista di “destra” Federico Nietzsche (1844-1900). Anche il marxismo (Marx Engels, Lenin) e l’anarco-capitalismo (Mises, Hayek, Nozick, Rothbard, Friedmann…[12]) hanno ripreso le teorie del “libero amore”, che son diventate una moda predominante nel 1968, grazie all’ apporto teorico e finanziario del freudismo, della “scuola di Francoforte” (Adorno e Marcuse, Horkheimer, Fromm, Benjamin, Pollock, Habermas…) e dello “strutturalismo francese” (Lacan, Lévi-Strauss, Althusser, Foucault, Sartre…) e del Partito Radicale Italiano (Marco Pannella e Emma Bonino…). Il filosofo empirista inglese Bertrand Russell (1872-1970), amico di Hayek e discepolo in materia logico/semantica pre-strutturalistica, del cugino di quest’ ultimo Ludwig Wittgenstein (1889-1951), nel suo libro Il matrimonio e la morale del 1927[13] afferma che il libero amore e l’ abrogazione del matrimonio verrebbero a costituire un elemento di progresso favorevole allo sviluppo della società civile. Il politico socialista francese Léon Blum (1872-1950) nel suo libro Del matrimonio (tr. it., Torino, 1946) sostiene che il libero amore garantisce la possibilità di un’ esperienza positiva e utile in vista di un eventuale matrimonio.

I “libertari”, ossia gli anarchici (socialisti o liberisti) libertini, hanno ripreso queste dottrine e le hanno estese anche al campo economico[14].

  

Dallo gnosticismo millenarista al liberismo

Igor Safarevic[15] ha scandagliato le origini teologicamente ereticali del libertinismo/libertario e liberale/liberista sia nell’antichità pagana inglese (gnosticismo e manicheismo dal IV secolo a. C. sino al II secolo d. C.[16]), sia soprattutto nel cristianesimo eterodosso del medioevo (millenarismo[17] e catarismo[18]) e nella riforma protestantica (anabattismo[19], puritanesimo britannico della prima rivoluzione inglese del 1649[20]).

Il carattere comune di questi movimenti ereticali, che partono dal manicheismo, dalla cabala e soprattutto dallo gnosticismo “cristiano” del II secolo d. C. ed arrivano alla rivoluzione inglese del 1649 e del 1688 (cui si rifà il neoconservatorismo statunitense), è il rifiuto globale della società vigente e del mondo con i suoi limiti, insopportabili per gli eretici utopisti e gnostici[21], i quali pretendono per l’uomo una dignità infinita e per il mondo una perfezione assoluta, scivolando così nel panteismo.

 Lo gnosticismo antico è la matrice di tutte le eresie e ideologie libertarie e libertine, mentre il panteismo ne è il loro minimo comun denominatore. Inoltre queste eresie vogliono, utopisticamente e individualisticamente, il superamento indolore (anarco/liberismo) della società vigente. Infine vorrebbero costruire già in questo mondo un “nuovo paradiso terrestre” in cui regnino la felicità e la giustizia assolute, trascurando o negando l’aldilà.

 

La dissoluzione dell’uomo, della famiglia e dello Stato mediante il libero amore

L’abolizione della famiglia tramite la comunanza delle mogli e la rottura del legame genitori-figli (v. la “società del libero spirito e del libero amore”) e il benessere materiale al più alto grado (v. il liberismo crematistico o finanziario) sono le conclusioni pratiche cui giungono questi movimenti. Come si vede, la rivoluzione sessuale della ‘scuola di Francoforte’ (T. Adorno e H. Marcuse) e dello ‘strutturalismo francese’ (C. Lévi-Strauss) esplosa nel 1968 non ha inventato nulla di nuovo. “Ogni nuovo errore è vecchio come il diavolo”. Oggi le tanto moderne e famose coppie di fatto, famiglie allargate, matrimoni omosessuali, adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali sono la realizzazione libertaria, portata avanti dal Partito Liberale e Radicale Italiano e dal social/comunismo (v. i referendum sul divorzio e sull’aborto), che ha invaso la società civile e sta penetrando ufficialmente, con Francesco I e il card. Walter Kasper, persino nel mondo ecclesiale.

L’anarco/liberalismo vuole le libere unioni, il libero amore, la lotta contro il matrimonio. L’anarchismo/liberale[22], in breve, propugna la rivolta contro ogni autorità, non solo quella statale, ma anche umana e divina per arrivare all’autonomia assoluta dell’ individuo. Il suo motto è “né  Dio, né padrone!”. La sua natura è “l’ autonomia dell’individuo e la  società senza autorità umana e divina. Data la sua insistenza sul valore primario della libertà, i suoi sostenitori sono spesso definiti libertari[23] o liberali radicali”[24].

Infatti, per gli anarco/liberisti, ogni autorità che un individuo esercita sull’altro è una diminuzione della dignità assoluta della persona umana. L’anarchismo è una filosofia o ideologia liberale radicale, che sfocia nel libertarismo[25] e nel libertinismo, ossia nella massima dilatazione della libertà, teoretica e morale, dell’individuo secondo ciò che a lui pare soggettivisticamente vero, giusto e buono.

I nicolaiti, che nel I secolo d. C. predicavano la comunanza dei beni e delle mogli, e i carpocraziani, che nel II secolo predicavano il libero amore e la salvezza attraverso il peccato considerandosi al di là e al di sopra del bene e del male[26], sono all’origine del libertinismo moderno.

Nel medioevo i padri dell’ anarco/libertarismo moderno furono i catari e gli albigesi, che si diffusero nell’XI secolo nell’Europa centro occidentale (Francia, Spagna, Italia). Essi insegnavano la inconciliabilità tra la materia (intrinsecamente cattiva) e lo spirito (totalmente buono) perché la prima è creatura del Dio malvagio e il secondo è creatura del Dio buono. Da un iniziale teorico rigorismo morale assoluto e radicale essi passarono ad un pratico lassismo libertino sfrenato, considerandosi gli eletti o gli gnostici al di sopra del bene e del male, ai quali tutto, persino e soprattutto il peccato, era non solo permesso ma comandato come mezzo di santificazione[27], mentre il matrimonio e la procreazione erano considerati assolutamente illeciti.

Nel XII secolo apparvero le due grandi eresie millenaristiche: 1°) quella di Gioacchino da Fiore (†1202), che ripartiva la storia umana in tre ère: la prima della ‘Vecchia Alleanza’ (Dio Padre), soppiantata dalla seconda della ‘Nuova Alleanza’ (Dio Figlio) e la futura terza èra della ‘Nuovissima Alleanza’ (Dio Spirito Santo), in cui sarebbe sussistita ancora la ‘Chiesa petrina’, sacerdotale e gerarchica, ma sottomessa alla ‘Nuovissima Chiesa’ spirituale dei Profeti/Cavalieri; 2°) quella – meno conosciuta – di Amalrico di Bènes (†1207), che lasciò dietro di sé una forte setta detta degli amalriciani o aumariani, i quali erano più radicali dei gioachimiti e sostenevano la fine della ‘Nuova Alleanza’ e della ‘Chiesa petrina’, sostituite completamente dalla ‘Chiesa pneumatica’ dei “liberi spiriti”.

Amlarico e i suoi seguaci furono confutati da S. Tommaso d’Aquino, che rimproverava loro un panteismo assoluto, in cui gli adepti amalriciani divengono, come Gesù, veri uomini e “veri Dèi”. La loro èra è quella dello Spirito e quindi dell’ Amore, ma inteso sia spiritualmente che carnalmente, per cui ogni atto fatto per amore, fosse anche il più abominevole moralmente, diventa buono[28].

Gli amalriciani si facevano chiamare “fratelli del libero spirito” o “liberi spiriti” e praticavano l’incesto, l’omosessualità e adoravano Satana[29]. Dagli amalriciani nacquero i begardi e le beghine[30], come fenomeni essoterici per gente semplice e di classi non elevate, caratterizzati anche loro dalle dottrine contro la famiglia, la monogamia, la Chiesa e lo Stato.

 

Il neoconservatorismo

Nei tempi attuali è nata una forma nuova di post-millenarismo super-ottimistico americanista, che si serve di una “religiosità apocalittica” per diffondere il dominio del sion/americanismo nel mondo intero, coadiuvata e supportata intellettualmente dal neoconservatorismo anglo/americano[31] (Popper, Hayek, Mises, Milton Friedman, Nozick) e dal teo-conservatorismo brasiliano[32], europeo e specialmente italiano (Marcello Pera, Giuliano Ferrara, “Alleanza Cattolica”e “Lepanto foundation”)[33].

Il liberalismo moderato (Locke, Hume e Berkeley) e l’anarchismo liberale radicale o mini-archismo (F. A. von Hayek  †1992[34], L. von Mises † 1973[35], R. Nozick †2002[36], Milton Friedman †2006[37]) asseriscono che l’Autorità è un male in quanto limita la libertà dell’individuo, ma è un male assolutamente necessario, poiché senza di essa non sarebbe possibile organizzare una convivenza pubblica e civile.

Si badi che lo statalismo esagerato hegeliano di destra (Giovanni Gentile) e di sinistra (Karl Marx) concede allo Stato molto potere, ma sempre per favorire e garantire la massima libertà dell’individuo, che è il “creatore”, il centro e il fine dello Stato (antropocentrismo radicale). L’antropocentrismo o “culto dell’ uomo” è il “peccato originale” della modernità, dal quale derivano due correnti o rami principali: il democratismo liberale (Locke, Hayek, Mises, Milton Friedman, R. Nozick) e il pan-statalismo hobbesiano/hegeliano (Hobbes e Hegel, Marx e Gentile).

 

Conclusione

Come si vede il Sessantotto è stato preparato da un processo intellettualmente e moralmente sovversivo, che parte dall’antichità precristiana e dal medioevo per sfociare nell’anarco/liberismo, il quale ci ha condotti al fallimento economico nel 2005 in USA e alla guerra totale nel 2003. È innegabile che Hayek e la Mont Pelérin Society abbiano avuto un ruolo di primissimo piano in questo “Nuovo Dis-ordine Mondialista”, che inizia dagli Usa e da Israele, attraversa le vestigia di quella che era l’Europa (la quale è stata demolita dagli Usa con le due guerre mondiali) e ci porta nel 2014 alle soglie di un conflitto bellico, il quale incendia il Mediterraneo (Libano, Siria, Palestina, Libia) e rischia di espandersi al mondo intero (Russia, Ucraina). Intanto – ed è la cosa più grave – delle anime e della loro salvezza i cattivi Pastori, che i nostri peccati ci hanno meritato, non si prendono nessuna cura

Tutto ciò dovrebbe farci riflettere e condurci ad intraprendere un cammino inverso, ossia ripartire dalla metafisica e dall’etica naturale per combattere la sovversione intellettuale e morale (comunismo, pan-statismo, anarchismo, liberismo, neo-conservatorismo). Materialmente e politicamente possiamo ben poco, ma chi prega con fede può spostare le montagne: “nihil impossibile erit vobis” (Mt., XVII, 20).

Purtroppo la nostra epoca è caratterizzata da una specie di fobia per la metafisica, la quale si incentra sull’essere per essenza e sull’ essere per partecipazione e dalla creatura risale al Creatore, il quale trascende sia lo Stato che l’uomo. È per questo che la modernità e il neoliberismo si precludono la possibilità di giungere alla conoscenza della verità, la quale, muovendo dall’antichità mosaica e greco-romana, è arrivata sino a noi attraverso la tradizione della scolastica e della filosofia perenne.

Dalla restaurazione della metafisica e del realismo della conoscenza dipende anche la restaurazione della morale naturale, della filosofia politica ed economica, le quali ci aiutano ad essere veramente uomini, intelligenti e liberi, e ci impediscono di farci travolgere dalla marea montante della sovversione neoliberistica e nichilistica, la quale rende l’uomo simile al bruto, schiavo e determinato dai suoi istinti più bassi.

Sforziamoci di iniziare a risalire la china, che dall’ente per partecipazione (creatura) giunge all’Ente per essenza (Dio), onde poter esclamare col Poeta, che si era smarrito in “una selva selvaggia, aspra e forte”: “e quindi uscimmo a riveder le stelle”.

Leone

 

[1] Cfr. S. Tommaso d’Aquino, S. Th., I, q. 83; ivi, I-II, qq. 13-17; Id., De malo, q. 6; A. Zacchi, L’uomo, Roma, Ferrari, 4a ed., 1954; C. Fabro, voce “Libertà”, in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1951, vol. VII, coll. 1283-1287.

[2] Cfr. Livario Oliger, De secta spiritus libertatis in Umbria saec. XIV, Roma, 1943.

[3] Cfr. padre Ilarino da Milano, Le eresie medievali, in “Grande Antologia Filosofica”, Milano, Marzorati, 1989, IV vol., p. 1666.

[4] Cfr. A. De Stefano, Origini e natura della setta “spiritus libertatis”, in “Archivium Romanicum”, 1927, pp. 150-162; R. Guarnieri, Il movimento del libero spirito, in “Archivio italiano per la storia della pietà”, IV, Roma, 1965, pp. 351-708.

[5] Cfr. L. Einstein, The italian Renassance in England, New York, 1902.

[6] Cfr. G. Spini, Dai libertini agli illuministi, in “Rassegna storica del Risorgimento”, 1954, pp. 790-804.

[7] Cfr. M. Petrocchi, voce “Libertini”, in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1951, vol. VII, col. 1293; R. Hedde, Libertins, in Dictionnaire de Théologie Catholique, Parigi, 1903-1951, vol. X, coll. 703-706; G. Gentile, Studi sul Rinascimento, Firenze, Sansoni, 2a ed., 1936, pp. 167-178.

[8] Cfr. A. Fanfani, Storia delle dottrine economiche. Il naturalismo, Milano, Vita & Pensiero, 1947; S. Majerotto, Dalle origini del liberismo economico all’ odierno neo-liberalismo, in “Studium”, n. 40, 1944, voll. VIII-X, pp. 180-187; G. Toniolo, Trattato di etica sociale, Firenze, 1907.

[9] Cfr. A. Moscato, Il libertinismo, in “Grande Antologia Filosofica”, Milano, Marzorati, 1988, vol. XII, pp. 812-890; G. Spini, Ricerca dei Libertini, Roma, 1950; A. M. Battista, Alle radici del pensiero politico libertino, Milano, Giuffré, 1966; L. Bianchi, Tradizione libertina e critica storica, Milano, Franco Angeli, 1988.

[10] Cfr. T. Gregory, Theophrastus redivivus. Erudizione e ateismo nel Seicento, Napoli, Morano, 1979; Id., Ricerche su letteratura libertina e letteratura clandestina nel Seicento, Firenze, Nuova Italia, 1981; Id., Etica e religione nella critica libertina, Napoli, Guida, 1986.

[11] Cfr. A. Giddens, The Transformation of Intimacy. Sexuality, Love and Eroticism in Modern Societies, Cambridge, Polity Press, 1992.

[12] Alcuni autori (Jesùs Huerta de Soto, La Scuola Austriaca, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2003; Ettore Gotti Tedeschi, Il Timone, luglio-agosto 2014, pp. 50-51) cercano di far risalire la teoria filosofico/economico/politica della Scuola austriaca di Mises e Hayek ai Francescani inventori dei Monti di Pietà del Quattrocento (B. Bernardino da Feltre, S. Giacomo della Marca, S. Bernardino da Siena) e ai Domenicani e Gesuiti della seconda Scolastica della Scuola di Salamanca del Cinque/Seicento (J. de Mariana, L. de Molina, J. de Lugo), ma invano essendo l’empirismo soggettivistico della Scuola austriaca anarco/capitalista diametralmente opposto 1°) gnoseologicamente al realismo moderato della conoscenza oggettivistica della realtà e dei concetti universali propria degli autori della prima, seconda e terza Scolastica tomistica; 2°) politicamente, alla dottrina aristotelico-tomistica sulla naturale socievolezza dell’uomo; 3°) metafisicamente, alla filosofia dell’essere, della sostanza, della partecipazione di Platone, Aristotele, S. Tommaso e degli scolastici; 4°) antropologicamente, alla dottrina tomistica sulla spiritualità e razionalità libera dell’ anima umana (cfr. C. Giacon, La seconda Scolastica, 3 voll., Milano, Vita & Pensiero, 1944-1950; P. Dezza, Alle origini del neotomismo, Roma, Gregoriana, 1940).

[13] Di B. Russell si veda anche Elementi di etica, 1910; Perché non sono cristiano, 1927; Libertà e organizzazione, 1932; Il potere, 1938.

[14] Cfr. G. Woodcock, L’Anarchia. Storia delle idee e dei movimenti libertari, Milano, 1966; R. Nozick, Anarchia, Stato, utopia [1974], tr. it., Milano, Il Saggiatore, 2005; D. Bandow, Freedom and virtue: The conservative/libertarian debate, Wilmington, Isi Books, 2003.

[15] Il socialismo come fenomeno storico mondiale, Milano, La Casa di Matriona, 1980, pp. 7-34; 2a ed. Effedieffe, Milano-Viterbo, 1999.

[16] I. Safarevic, Il socialismo come fenomeno storico mondiale, cit., 1980, pp. 7-34.

[17] Cfr. A. Chiappelli, Le idee millenarie dei cristiani, Napoli, 1888.

[18] I. Safarevic, Ibidem, pp. 36-52.

[19] I. Safarevic, Ibid., pp., 53-60.

[20] I. Safarevic, Ib., pp., 61-68.

[21] Cfr. E. Voegelin, Il mito del mondo nuovo, tr. it., Milano, Rusconi, 2ª ed. 1976, pp. 79-80; 126-127; Id., La nuova scienza politica, Torino, Borla, 1968, pp. 175- 271.

[22] Cfr. M. Larizza, Stato e potere nell’Anarchismo, Milano, 1986; G. D. Berti, Il pensiero anarchico tra Settecento e Novecento, Manduria, 1989; D. Settembrini, Il labirinto rivoluzionario, Milano, Rusconi, 1979.

[23] Cfr. P. Adamo, Liberali e libertari nel Seicento inglese, in “Volontà”, n. 4, 1995.

[24] Cfr. R. Esposito - G. Galli, Enciclopedia del pensiero politico, Bari, Laterza, 2000, p. 21.

[25] Cfr. Sergio Ricossa, Da  liberale a libertario, Treviglio (BG), Leonardo Facco, 1999. Occorre precisare che il professor Sergio Ricossa (Torino, 1927), laureatosi in Economia nel 1949 a Torino, professore di Politica Economica nel 1961 all’Università di Torino, accademico dei Lincei, presidente onorario dell’Istituto Bruno Leoni e membro della Mont Pelérin Society, si è poi sinceramente convertito al cattolicesimo nel 2000. Gli altri neo-liberisti italiani (oltre ai “classici” Luigi Einaudi, Bruno Leoni e Carlo Antoni) sono:

1°) Antonio Martino (Messina, 1942), già ministro degli Esteri e della Difesa, iscrittosi alla Loggia massonica P2 di Licio Gelli il 6 luglio 1980, laureatosi in Giurisprudenza all’Università di Messina nel 1964. Ha insegnato Storia e Politica monetaria alla Sapienza di Roma, è stato preside dell’Università Luiss di Roma (appartenente alla Confindustria) dal 1992 al 1994, membro del PLI e poi di FI. Nel 2003, come ministro della Difesa, ha sostenuto la teoria, totalmente montata dai servizi segreti italiani, secondo cui l’Iraq di Saddam Hussein aveva comprato uranio dal Niger ed aveva quasi pronta la bomba atomica per cui andava attaccato dagli Usa e dalla Nato. È membro dell’Istituto Bruno Leoni di Torino, è stato allievo di Milton Friedmann a Chicago, presidente della Mont Pelérin Society dal 1988 al 1990, è inoltre autore di numerosi libri tra cui spiccano la rivolta liberale, 1994 e Liberalismo quotidiano, Macerata, Liberilibri, 2008.

2°) Lorenzo Infantino (Gioia Tauro, 1948), professore di metodologia in scienze sociali all’Università Luiss di Roma. È membro della Fondazione Luigi Einaudi e collabora all’Istituto Bruno Leoni di Torino. È un profondo conoscitore del pensiero di Hayek e dell’ultra anarco/capitalista Murray Rothbard. Ha scritto numerosi libri tra cui La vittoria postuma di Ludwig von Mises, 1994; Tocqueville: problemi gnoseologici e democrazia liberale, 2002.

3°) Raimondo Cubeddu (Cagliari, 1951), professore di Politica all’Università di Pisa, fa parte dell’ufficio editoriale del Giornale di Studi Libertari. Studioso del pensiero di Hayek, Carl Menger, von Böhm-Bawerk, Friedrich Wieser.

4°) Dario Antiseri (Spello, 1940) si è laureato in filosofia nel 1963 all’ Università di Perugia, si è poi specializzato in logica matematica e filosofia del linguaggio secondo la dottrina della scuola di L. Wittgenstein. Nel 1968 è divenuto professore alla Sapienza di Roma e poi è passato a quella di Siena. È membro del Centro Studi Tocqueville-Acton (il nome primitivo della Mont Pelérin Society), ora insegna alla Luiss di Roma. Ha scritto numerosi libri specialmente su Popper. Tra di essi spiccano Liberi perché fallibili, 1995; Karl Popper, 1999; Cristiano perché relativista, relativista perché cristiano, 2003; La tradizione del liberalismo cattolico, 2006; La via aurea del cattolicesimo liberale, 2007 (tutti dell’Editrice Rubbettino di Soveria Mannelli). È l’esponente di punta del cattolicesimo liberale italiano condannato costantemente dal Magistero ecclesiastico a partire da Gregorio XVI (1832) sino a Pio XII (1954).  

[26] I. Safarevic, Ib., pp. 32-34.

[27] I. Safarevic, Ib., pp. 36-38.

[28] Cfr. H. de Lubac, L’eredità spirituale di Gioacchino da Fiore, tr. it., Milano, Jaca Book, 2 voll., 1983.

[29] I. Safarevic, Ib., p. 45 e 47.

[30] Cfr. R. Manselli, Spirituali e Beghine, Roma, 1959; R. Guarnieri, Il movimento del Libero Spirito, Roma, 1965; R. E. Lerner, The Heresy of the Free Spirit, Berkeley-Los Angeles-Londra, 1972.

[31] Una forma di anarco-capitalismo o liberismo di matrice trotzkista.

[32] Un movimento  brasiliano millenarista gioachimita, burkeiano/de maistriano, filo-inglese, filo-statunitense sorto negli anni 50 che ha tuttora questa tendenza e che si serve del messaggio di Fatima per fini geopolitici, ieri anti-sovietici, oggi anti-islamo/fascisti. Foraggiato dalla Cia, ci ha portati alle soglie di un probabile conflitto mondiale, chiamato - il 19 agosto del 2014 - anche da papa Bergoglio “la terza guerra mondiale, ma segmentata” (v. Russia/Ucraina, Siria, Libano, Palestina, Iraq e Libia) o di una guerra religiosa integralista musulmana all’interno dell’Europa (nella quale si trovano circa 20 milioni di musulmani e solo in Italia circa 4 milioni).

[33] I quali infiltrano dell’ermeneutica della continuità sia l’ambiente ecclesiale conservatore moderato sia quello tradizionalista, che sarebbe propenso a non accettare le novità neomodernistiche.

[34] F. A. von Hayek, Legge, legislazione, libertà. Una nuova enunciazione dei principi liberali della giustizia e dell’economia politica (1973), tr. it., Milano, Il Saggiatore, 1986; Id., La società libera, (1960), tr. it., Formello, Seam, 1998.

[35] L. von Mises, Problemi epistemologici dell’economia, tr. it., Roma, Armando, 1988; Id., La mentalità anticapitalistica, Roma, Armando, 1988; Id., Socialismo. Analisi economica e sociologica (1922), tr. it., Milano, Rusconi, 1990.

[36] R. Nozick, Anarchia, Stato, utopia (1974), tr. it., Milano, Il Saggiatore, 2005. Vi sono autori ultra liberali che oltrepassano anche la teoria dello “Stato minimo” di Nozick e asseriscono la totale anarchia liberale, libertaria, liberista e libertina, cfr. Murray N. Rothbard, L’etica della libertà (1982), tr. it., Macerata, Liberilibri, 1996; Id., Per una nuova libertà. Il manifesto libertario (1974), tr. it., Macerata, Liberilibri, 2004.

[37] Milton Friedmann è nato nel quartiere di Brooklyn in New York nel 1912 da una famiglia ebrea emigrata dall’ Austria-Ungheria, è morto a San Francisco nel 2006, ha ricevuto il ‘Premio Nobel’ per l’economia nel 1976 e la ‘Medaglia Presidenziale della Libertà’ nel 1988 dal Presidente degli Usa Ronald Reagan. Le sue opere principali sono Problemi di economia monetaria, a cura di Mario Monti, Milano, 1969;  Capitalismo e libertà del 1962, tradotta in italiano nel 2010, e Liberi di scegliere del 1980, tradotta in italiano nel 1981. Nel 2005 ha firmato per primo l’appello per la liberalizzazione della marijuana, sottoscritto da oltre 500 economisti statunitensi. In Italia una mentalità simile a quella di Friedman e della Mont Pelérin Society è rappresentata dal ‘Partito Radicale’ di Giacinto (detto Marco) Pannella, scissosi dal ‘Partito Liberale Italiano’ nel 1956. Cfr. A. Martino, Milton Friedman. Una biografia di un intellettuale, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2005.

- Gli articoli per intero sono disponibili sull'edizione cartacea spedita in abbonamento -