Anno 2010

DAL NEOMODERNISMO ALL’ATEISMO “CATTOLICO”

L’ateismo “cristiano”

L’ultimo prodotto del Luteranesimo è la “teologia della morte di Dio” o “ateismo cristiano”, che dalla Germania (Barth, Bultmann, Thillich e Bonhoeffer) si è spostato soprattutto in nord America (Robinson, Cox, Buren, Hamilton, Vahaniane e Altizer). Esso ha molteplici denominazioni: nichilismo teologico, secolarizzazione, demitizzazione e teologia radicale (v. sì sì no no 15 aprile 2010, pp. 1 ss). Infine è approdato in Olanda, Svizzera e Germania (Schillebeeckx, Küng e Metz, v. sì sì no no 28 febbraio e 31 marzo 2010, pp. 1 ss.).

Darwinismo “cristiano”?

Il 5 maggio è stato assegnato il premio “Templeton” all’ex domenicano Francisco J. Ayala1, biologo darwinista sostenitore della perfetta coerenza della teoria evoluzionista con la Dottrina cattolica.

A dare scandalo non sono tanto le convinzioni di Ayala, non certo nuove nell’orizzonte della cattolicesimo neoterico, quanto l’ assegnazione all’ex frate d’un premio considerato come il “Nobel della religione”.

La Tradizione e il Concilio Vaticano II: continuità o discontinuità?

La Tradizione

Definizione

La Tradizione è la “trasmissione” (dal latino tradere = trasmettere) orale di tutte le verità rivelate da Cristo agli Apostoli o suggerite loro dallo Spirito Santo, e giunte a noi mediante il magistero della Chiesa, assistita da Dio sino alla fine del mondo. La Tradizione assieme alla S. Scrittura è una delle “fonti” della Divina Rivelazione, è al tempo stesso “canale contenitore e veicolo trasmettitore” della Parola divinamente rivelata. Il magistero ecclesiastico è “l’organo” della Tradizione; gli “strumenti” in cui essa ci è stata data sono i Simboli di fede, gli scritti dei Padri, la liturgia, la pratica della Chiesa, gli Atti dei martiri e i monumenti archeologici.

UN’ENCICLICA PROFETICA: LA “HUMANI GENERIS”

(1a puntata)

Il volume XXXVI delle “Pubblicazioni dell’Università cattolica del Sacro Cuore” (1° fascicolo del 1951) dedicò ampio spazio alla enciclica Humani generis di Pio XII, facendola commentare da padre Agostino Gemelli, padre Reginaldo Garrigou-Lagrange, monsignor Francesco Olgiati e Cesare Calvetti.

Una grande enciclica

Padre Agostino Gemelli studia il significato storico della Humani generis (12 agosto 1950) mettendola in rapporto con la Pascendi di S. Pio X (8 settembre 1907). Mentre quest’ ultima condannava il modernismo classico, che voleva sposare il dogma cattolico con la filosofia moderna (dal Seicento all’Ottocento, ossia da Cartesio a Hegel), l’ enciclica di Pio XII condanna il tentativo di conciliare il cattolicesimo con la filosofia contemporanea o post-moderna del Novecento (da Marx, Nietzsche e Freud allo Strutturalismo odierno).

UN’ENCICLICA PROFETICA:

LA “HUMANI GENERIS”


Mons. Francesco Olgiati considera l’Humani generis alla luce dei rapporti tra storia, storicismo, metafisica e religione. Infatti il pensiero moderno e contemporaneo, col quale l’enciclica pacelliana si misura, «è tutto orientato verso la storia e lo storicismo»[1]. Ora lo storicismo, subordinando ogni realtà, e persino la Divina Rivelazione, al suo contesto temporale ovvero alla sua epoca storica, le relativizza, perché in parole povere dice: allora si pensava così, ma oggi si pensa altrimenti e domani diversamente ancora. Così non vi sono più essenze e verità immutabili, ma tutto evolve col tempo e con la storia.

L’esito fatale dello storicismo in campo religioso

LA CURVA AD U DELLA TEOLOGIA CATTOLICA

La “teologia della liberazione”

La “teologia della liberazione” è figlia della “teologia politica” di Johannes B. Metz.

«L’impulso decisivo alla formazione della teologia della liberazione venne dall’Europa», scrive G.B. Mondin, poiché essa non è altro che un «adattamento alle condizioni socio-politiche dell’America Latina della teologia politica che già alla fine degli anni Sessanta Metz e Moltmann avevano elaborato per l’Europa. Certamente i teologi [della “liberazione”], che avevano avuto una formazione teologica sostanzialmente europea, come Gutiérrez, Assmann e Boff, non potevano non essere al corrente di quello che in quegli anni stava diventando l’indirizzo teologico più rinomato e influente»[1].