Anno 2010

Indice-Sommario 2010

 

L’ERMENEUTICA DELLA CONTINUITÀ

OVVERO IL CONCILIO “ALLA LUCE DELLA TRADIZIONE”

DA PAOLO VI A BENEDETTO XVI

“In molti punti, gli eretici sono con me, in qualche altro no; ma a causa di questi pochi punti in cui si separano da me, non serve loro a nulla di essere con me in tutto il resto” (S. Augustinus, In Psal. 54, n. 19; PL 36, 641).

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Per quanto riguarda l’ ermeneutica della continuità tra Vaticano II e Tradizione apostolica, essa non è un’idea ‘restauratrice’ di Benedetto XVI (‘Discorso alla Curia romana’, 22 dicembre 2005) come alcuni vorrebbero far credere, ma già Paolo VI, quarantuno anni prima, ne aveva parlato nella ‘Dichiarazione conciliare del 6 marzo 1964’, ripresa il 16 novembre 1964: «dato il carattere pastorale del Concilio, esso ha evitato di pronunciare in modo straordinario dogmi dotati della nota di infallibilità; ma esso ha tuttavia munito i suoi insegnamenti dell’ autorità del supremo magistero ordinario, il quale magistero ordinario e così palesemente autentico deve essere accolto docilmente e sinceramente da tutti i fedeli, secondo la mente del Concilio circa la natura e gli scopi dei singoli documenti» (cfr. ‘Udienza generale del mercoledì’, 12 gennaio 1966). Inoltre, nella ‘Udienza al Sacro Collegio Cardinalizio’ del 23 giugno 1972, Paolo VI denunciò «una falsa e abusiva interpretazione del Concilio, che vorrebbe una rottura con la Tradizione, anche dottrinale, giungendo al ripudio della Chiesa pre-conciliare, e alla licenza di concepire una Chiesa “nuova”, quasi “reinventata” dall’interno, nella costituzione, nel dogma, nel costume, nel diritto».

STORICISMO NEOMODERNISTICO=ATEISMO PLURIAGGRAVATO

Premessa

Si può dire che i neomodernisti sono i demagoghi dello storicismo esegetico, teologico, filosofico e morale più ancora e peggio degli storicisti laicisti. Infatti i neomodernisti aggravano quest’aberrazione nichilistico-atea in un modo impossibile a denunciarsi e a smascherarsi nei termini adeguati.

Qual è il vero volto dello storicismo? Eccolo.

Storicismo = nichilismo anti-Dio, anti-Cristo, anti-Chiesa, anti-etica, anti-umanità

L’umanità è qui intesa nel senso metafisicamente creaturale contro l’equivoco dell’ “umanesimo” e, a fortiori, dell’ “antropocentrismo cristiano” che è più assurdo e contraddittorio del proverbiale cerchio quadrato. Storicismo è e significa, in altri termini, negazione radicale dell’assoluta trascendenza della Verità metafisico-teologico-etica su tutto ciò che è finito e caduco[1]. Dunque lo storicismo, a partire da quello neomodernistico in tutti i rami suddetti, pecca del “rifiuto” dell’autentico “essere”, il quale è esclusivamente l’ “essere” (esse) biblico-tomistico[2]. Si deve, pertanto, esecrare lo storicismo, a partire da quello neomodernistico, come la più naturalistica “adorazione del niente”[3].

La dottrina della Chiesa sul suo Magistero

Qual è l’autorità dottrinale dei documenti pontifici e conciliari?

«Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa»[1]; «Ed ecco che io sono con voi tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli»[2]»; «Io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, una volta convertito, confermi i tuoi fratelli»[3]».

Sono numerosi i passi scritturali in cui il Verbo Incarnato insegna la indefettibilità della Cattedra di Verità, personificata dal Principe degli Apostoli e dai suoi successori. Per questo i Santi, con un attaccamento pieno di trasporto e di ardore per la Cattedra di Pietro, affermano che il Papa è il «dolce Cristo in terra» (Santa Caterina da Siena), «colui che dà la verità a quelli che la chiedono» (San Pier Crisologo), colui che, parlando, mette fine alle questioni relative alla fede (sant'Agostino).

L'infallibilità dei Sommi Pontefici e della Chiesa è garanzia della Tradizione e di tutto quanto è contenuto nella Rivelazione. Se non vi fosse questa garanzia, la malizia e la debolezza degli uomini avrebbero subito deturpato e corrotto il deposito rivelato con lo stesso odio e con lo stesso impeto satanico con cui hanno ucciso il Figlio stesso di Dio.

In casi rari e straordinari ma possibili

RESISTENZA PUBBLICA A DECISIONI DELL’AUTORITÀ ECCLESIASTICA

La Chiesa insegna che di fronte a una decisione errata dell’autorità ecclesiastica al cattolico avveduto è lecito non solo negare il suo assenso, ma anche in casi estremi, opporvisi pubblicamente. Tale opposizione può costituire persino un autentico dovere.

Vescovi e autorità ecclesiastiche inferiori

Affrontando questo argomento preferiamo non mescolare la nostra voce a quella dei grandi santi e dei teologi “probati” dalla santa Chiesa. Perciò, in questo paragrafo e nel seguente, ci limiteremo a riportare quanto è stato detto da alcuni di essi, lasciando così a loro il compito di insegnarci non solo qual è la portata della tesi che sostengono, ma anche quali sono gli argomenti su cui la fondano.

Solo di passaggio ci occuperemo del principio secondo cui è lecito resistere, anche pubblicamente, ai vescovi e alle autorità ecclesiastiche inferiori che, per la loro cattiva dottrina, per la loro vita scandalosa o per le loro inique decisioni mettono in pericolo la fede e la salvezza delle anime. Nella storia della Chiesa gli esempi di santi che levarono la voce contro i cattivi pastori sono tanti che la difficoltà consisterebbe piuttosto nello scegliere tra le numerose prove della legittimità di un tale comportamento.

TOMISMO CONTRO MODERNISMO

Il “tomismo” di mons. Frost

Monsignor Francis Frost, ha scritto un libro interessante e molto attuale (L’Eglise se trompe-t-elle depuis Vatican II?, Parigi, Salvator, 2007), in cui appoggiandosi (sofisticamente, come vedremo) sull’ autorità di S. Tommaso d’ Aquino, cerca di confutare le posizioni dell’ antimodernismo cattolico, che solleva ancora delle perplessità sull’ ermeneutica della continuità del Vaticano II con la Tradizione divino-apostolica.