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Categoria: Anno 2009

I periti del Concilio - Teilhard de Lubac -

 

Mons. Oliveri, Vescovo di Albenga, osserva in Studi Cattolici, giugno 2009, che “i cattivi interpreti, postconciliari, del Concilio, hanno – non pochi – lavorato dentro il Concilio” (v. sì sì no no 15 novembre 2009). Anche mons. Gherardini (Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare, Casa Mariana Editrice, Frigento) scrive circa i “periti” del Concilio che, se Rahner, Schillebeeckx, Küng, Boff colpirono la Tradizione “con fendenti diretti” (p. 90), altri “celebrati pezzi da novanta, come von Balthasar, de Lubac, Daniélou, Chenu e Congar colpivano lo stesso bersaglio con fendenti indiretti” (ivi, v. sì sì no no cit.); pertanto il postconcilio, che ha rotto sistematicamente con la Tradizione, non è senza radici nel Concilio (p. 99).

 

Il nostro periodico si è già occupato a più riprese di alcuni di questi “periti”. In questo numero ci soffermeremo sul loro capostipite, Teilhard de Chardin S. J. e sul suo confratello gesuita Henri de Lubac, che ne riprese e difese le erronee teorie. Ci fermeremo successivamente su quei “periti” conciliari di cui non abbiamo ancora trattato, per mostrare come il Vaticano II sia stato “diretto” in gran parte da teologi eterodossi o neomodernisti, la cui “nuova teologia” era stata condannata dal magistero tradizionale (ultimamente da Pio XII nell’Humani generis, 12 agosto 1950).

Vedremo infine che essi sono stati scavalcati da alcuni teologi post-modernisti, i quali, oltrepassando lo spurio connubio tra dogma cattolico e filosofia moderna (kantismo-hegelismo) che costituisce l’essenza del modernismo e del neomodernismo, si sono spinti fino a dialogare con la post-modernità, ossia con il nichilismo teoretico, che rifiuta l’idealismo classico tedesco e gli contrappone l’irrazionalismo volontaristico e sentimentalistico del fenomenologismo, esistenzialismo e strutturalismo (Nietsche-Freud, Scuola di Francoforte), giungendo così ad un vero e proprio nichilismo teologico o ateismo “confessionale” ed ecclesiale. È la famosa “teologia della morte di Dio”, che da ambienti protestantici è penetrata in ambiente “cattolico”. Come la modernità filosofica (razionalismo idealista) ha suicidato se stessa, producendo la post-modernità irrazionalista e volontarista (v. Augusto Del Noce, Il suicidio della Rivoluzione), così il neomodernismo conciliare sta divorando se stesso partorendo il post-modernismo post-conciliare, che è un vero e proprio ateismo teologico.