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Categoria: Anno 2008
Le glorie di Maria sacrificate al falso ecumenismo
 
Avvenire 9-07-2008: intervista all’arcivescovo Angelo Amato, a quel tempo ancora segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Tra l’altro, gli viene domandato: «Recentemente un paio di cardinali hanno auspicato che venga proclamato un nuovo dogma mariano che proclami la Vergine “corredentrice” e “mediatrice di tutte le grazie”. C’è questa possibilità?».
Risposta di sua ecc.za mons. Amato: «È una richiesta di antica  [sic] data. Come ho già avuto modo di dire, il titolo di “corredentrice” non è né biblico né patristico né teologico ed è stato usato raramente da qualche pontefice e solo in allocuzioni minori. Il concilio Vaticano II l’ha volutamente evitato. È bene ricordare che in teologia si può usare il principio dell’analogia, ma non quello dell’equivocità. E in questo caso non c’è analogia, ma solo equivocità. In realtà Maria è la “redenta nel modo più perfetta”, è il primo frutto della redenzione di suo Figlio unico redentore dell’umanità. Voler andare oltre mi sembra poco prudente [sic!]». 

Titolo e dottrina

È strano, ma mons. Amato sembra ignorare che, fino all’ultimo Concilio, la stragrande maggioranza dei teologi era concorde sulla corredenzione (sia subito ben chiaro: subordinata e secondaria) di Maria nonché sulla conseguente Sua mediazione nella distribuzione di tutte le grazie e riteneva questa sentenza saldamente fondata sui dati biblici, patristici e teologici nonché sui documenti pontifici. Poco importa, infatti, se il titolo di “Corredentrice”, sul quale formalisticamente sembra arrestarsi mons. Amato, si ritrovi o no nella Sacra Scrittura, nella testimonianza dei Padri, nella tradizione teologica e nel magistero della Chiesa. Il titolo riassume la dottrina e questa è antica quanto il Cristianesimo. Nessuna meraviglia che la domanda recentemente rinnovata sia, come ammette mons. Amato, “di antica data”.


Dati biblici e patristici e loro sviluppo teologico

La corredenzione di Maria è profetizzata nel Vecchio Testamento, anzitutto nel Protovangelo o primo annunzio della salvezza (Gen. 3, 14-15), dove Dio associa strettamente Maria a Cristo nell’opera della nostra redenzione: “Porrò inimicizia tra te e la Donna, tra la tua discendenza e la discendenza di Lei. Essa ti schiaccerà il capo”. Questa profezia “è tanto generica quanto comprensiva” (mons. Spadafora Temi di esegesi, IPAG, Rovigo). Infatti il Nuovo Testamento, i Padri della Chiesa, i teologi e i Romani Pontefici non hanno fatto che esplicarne il contenuto con ininterrotta tradizione.

Il Nuovo Testamento ce ne presenta la realizzazione dall’ Annunciazione (Lc. 1, 38) alla profezia del santo vecchio Simeone: “E anche a Te una spada trapasserà l’anima” (Lc. 2, 34-35) a Gv. 19, 25: “presso la Croce di Gesù stava la Madre di Lui”.

I Padri della Chiesa e gli scrittori ecclesiastici dei primi secoli (S. Giustino, Sant’Ireneo, Tertulliano ecc.) hanno racchiuso la dottrina della Corredenzione nell’idea fondamentale di Maria “nuova Eva”, opposta all’antica Eva: “Come tutti muoiono in Adamo ed Eva, così tutti risorgono in Cristo e Maria”. Cristo è il “nuovo Adamo” (san Paolo) e Maria la “nuova Eva”.

La teologia mariana dal II al XX secolo ha sviluppato e approfondito omogeneamente (cioè coerentemente e senza contraddizioni) questi dati biblici e patristici. Solo alcuni nomi: Giovanni Geometra, S. Bernardo, Eadmero di Canterbury (“La beata Maria, riparando tutti coi suoi meriti, è Madre e Signora delle cose”), Arnaldo di Chartres (“Ella, insieme con Cristo, conseguiva il comune effetto della salvezza del mondo”) e, con pari vigore, Sant’ Alberto Magno, San Bonaventura, Ambrogio Catarino, Salmerón, San Lorenzo da Brindisi, Eudes, Olier ecc. ecc. Per non parlare di alcuni inni liturgici del XIV secolo, dove compare non solo la dottrina della corredenzione mariana, ma per la prima volta il titolo “Corredentrice” (al posto di “Redetrice” anticamente usato): “Affinché, compatendo col Redentore, tu diventassi Corredentrice” (ut compassa Redemptori, Corredentrix fieres”).

 

Il magistero pontificio

Quando la riflessione teologica sembra aver raggiunto la maturità così da non aver più nulla da aggiungere sull’argomento, i Romani Pontefici con una serie di documenti ufficiali (magistero ordinario, non “semplici allocuzioni minori”, dunque, tranne che sua ecc.za rev.ma Amato non voglia considerare tali anche la bolla dogmatica Ineffabilis Deus sull’Immacolata Concezione di Pio IX e la dogmatica Munificentissimus Deus di Pio XII sull’ Assunzione) intervengono sempre più frequentemente (non “raramente”) sulla cooperazione di Maria all’opera della nostra Redenzione.

● Pio IX, bolla dogmatica Ineffabilis Deus: “la Vergine Santissima, unita con Lui [Gesù Cristo] da un legame strettissimo e indissolubile, fu insieme con Lui e per mezzo di Lui, l’eterna nemica del velenoso serpente e ne schiacciò il capo con il Suo piede verginale”.

● Leone XIII, enciclica Iucunda semper: Maria fu associata alla dolorosa espiazione del Figlio da “un disegno speciale di Dio”; enciclica Adiutricem populi: Maria fu “cooperatrice nel mistero dell’umana redenzionee lo è “nella distribuzione delle grazie”, e la prima cooperazione è la ragione della seconda.

● Pio X, enciclica Ad diem illum: «Maria, poiché fu da Cristo associata all’opera della nostra salvezza, ci merita “de congruo”, come dicono i teologi, ciò che Cristo ci meritò “de condigno” » (nel merito “de condigno” il premio è dovuto per giustizia essendo il merito proporzionato al premio; nel merito “de congruo” manca questa proporzione, ma il premio è richiesto dalla convenienza ed è concesso dalla divina benevolenza; resta, comunque, che Maria, sia pure a un titolo diverso, ci ha meritato ciò che ci ha meritato Cristo).

● Benedetto XV, Lettera Apostolica Inter sodalicia: Maria ai piedi della Croce “talmente patì e morì con il Figlio paziente e morente […] che a ragione si può dire che abbia redento il genere umano insieme a Cristo”.

● Pio XI, messaggio radiofonico per la chiusura dell’anno giubilare della Redenzione: “O Madre […] come compaziente e Corredentrice stesti presso il dolcissimo Figlio tuo…” (L’Osservatore Romano 29-30 aprile 1935).

● Pio XII, encicliche Mystici Corporis, Ad coeli Reginam (dove – guarda caso – il Papa si appella all’ «analogia» tra Cristo e Maria) e Haurietis aquas: “il popolo cristiano […] da Cristo e da Maria ha ricevuto la vita divina”. Infine nella bolla dogmatica Munificentissimus Deus sull’ assunzione Pio XII così riassume la tradizione cattolica sulla cooperazione di Maria all’opera della nostra redenzione: «Tutte queste ragioni e considerazioni dei Santi Padri e dei teologi hanno come ultimo fondamento la Sacra Scrittura, la quale ci presenta l’Alma Madre di Dio unita strettamente al Suo Figlio divino e sempre partecipe della Sua sorte. […] va specialmente ricordato che fin dal secolo II Maria Vergine viene presentata dai Santi Padri come nuova Eva strettamente unita al nuovo Adamo, sebbene a Lui soggetta, in quella lotta contro il nemico infernale che, come preannunciato dal Protovangelo (Gen. 3,15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte».

A questi pubblici, ripetuti pronunciamenti dei Papi fanno riscontro le pubbliche e ripetute asserzioni dell’episcopato mondiale.