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Anno XXXV n. 7 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 28 Aprile 2009 14:33

Il modernismo ascetico o americanismo

La disistima o disprezzo della vita interiore in genere e della direzione spirituale in particolare è proprio del modernismo ascetico o americanismo, il quale svaluta le virtù dette passive (umiltà, ubbidienza, mortificazione, raccoglimento, vita interiore), per dare il primato a quelle attive (spirito d’iniziativa, di organizzazione, di presenzialismo ecc.).

Dom Giovanni Battista Chautard, nato nel 1852 e morto nel 1935, è l’autore di un capolavoro della letteratura di teologia ascetica e mistica: L’anima di ogni apostolato. La sostanza di tale libro è che la santità, la vita interiore e la contemplazione sono l’anima della vita apostolica.

L’Autore combatte i due opposti errori:

a) del pelagianesimo o semipelagianesimo, che nella vita spirituale dà troppa importanza allo sforzo umano quasi che fosse più importante della grazia di Dio; è l’errore dei modernisti e, come diremo nell’ articolo sull’eccesso di direzione spirituale, di quei direttori che si sostituiscono allo Spirito Santo e alle sue ispirazioni: lo sbaglio dei “campioni di boxe” lo chiama dom Chautard;

b) del quietismo o semiquietismo, che elimina ogni sforzo ascetico per lasciare far tutto a Dio, senza la dovuta e necessaria corrispondenza alla grazia: la “gelatina profumata” lo chiama dom Chautard.

L’eresia dell’azione

Il pericolo che corrono gli apostoli è quello di scoraggiarsi quando si accorgono che i loro sforzi e le loro opere esterne di apostolato non danno frutti. L’Autore spiega che, normalmente, ciò è dovuto al fatto che tali apostoli non sono innanzi tutto uomini di vita interiore e hanno dimenticato che «il Dio delle opere non si deve lasciare per le opere di Dio» (L’anima di ogni apostolato, Roma, Edizioni Paoline, 8a ed., 1958, p. 30).

Dio deve essere l’anima della vita apostolica, ossia l’apostolo, perché la sua azione sia fruttuosa, deve prima essere un contemplativo, deve riempirsi di Dio – tramite la meditazione – e poi portarlo agli altri con il suo apostolato. Infatti “nessuno dà ciò che non ha”. Quindi se l’ apostolato consiste nel comunicare agli altri Dio, bisogna prima averLo in abbondanza nel proprio spirito. Gesù è la fonte della grazia, gli apostoli sono i canali che la trasmettono ai fedeli con la predicazione, i sacramenti e i consigli spirituali. Se, però, il canale non è unito abitualmente alla sorgente, presto si esaurisce e secca. Così l’apostolo, se non è abitualmente unito – con la vita interiore – a Dio, diventa un “trombone squillante”, fa solo rumore e non porta frutti. Dom G. B. Chautard chiama ciò “eresia dell’azione”, che non consiste nel negare in teoria la necessità della grazia e della vita di preghiera, ma nell’agire in pratica come se esse fossero date per scontate ossia come se si possedessero immancabilmente anche senza sforzo ascetico, e così ci si logora, girando come trottole a vuoto, in una frenesia di azioni che sembrano essere apostoliche, ma che in realtà sono morte poiché non hanno l’anima della vita soprannaturale.

La parte umana, nell’azione apostolica, è secondaria e subordinata a quella di Dio. Quando ci si monta la testa per le proprie presunte qualità apostoliche (capacità oratoria, zelo dolce o amaro, carisma, simpatia…) si sostituisce la propria attività all’ azione di Dio e questo è il modernismo ascetico o “americanismo”, condannato da Leone XIII nella Testem benevolentiae del 1899.

Gesù ci ha ammonito nel Vangelo: “senza di Me, voi non potete far nulla”(Gv. XV, 5). I nostri sforzi, se non saranno uniti a Cristo – come i tralci alla vite – non saranno utili, non porteranno frutti, né saranno da Lui benedetti e accetti a Dio. Vedremo che gli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio sono un baluardo conciso e chiaro (ma non l’unico: ogni ordine ha la sua “spiritualità” specifica) contro questo pericolo del modernismo spirituale, ma soprattutto bisogna cercare di vivere la vita spirituale, di farne la nostra principale occupazione (ciascuno secondo il proprio stato, senza eccessi) e solo così la vita apostolica sarà veramente fruttuosa.

Serbatoi, non canali

Gesù Cristo ha predicato tre anni e meditato trenta. Durante i tre anni di vita apostolica, “passava tutta la notte in preghiera” (Lc. VI, 12). Gli Apostoli si riservarono l’ufficio della preghiera e poi il ministero della parola e lasciarono ai diaconi le occupazioni più esteriori (Atti, VI, 4). Così, anche con l’esempio, ci hanno insegnato che la vita attiva deve procedere da quella contemplativa, continuarla esteriormente e staccarsene il meno possibile.

S. Agostino insegna che “l’ apostolo, prima di parlare, deve innalzare il suo spirito a Dio, per poter riversare negli altri ciò di cui si è riempito” (Dottrina Cristiana, I, IV). San Bernardo ammonisce: “se sei veramente saggio, sii serbatoio non canale” (Sermone 18 sul Cantico dei Cantici). Il canale, infatti, lascia scorrere l’acqua e non ne conserva neppure una goccia per sé; invece il serbatoio prima di tutto si riempie, poi – senza vuotarsi – riversa ciò che sopravanza nei campi e li rende fecondi. Soltanto così si realizzerà l’ideale di vita contemplativa unita a quella attiva (scelto da Gesù) in cui occorre “contemplare e porgere agli altri ciò che si è contemplato” (San Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, II-II, q. 188, a. 6, in corpore).

L’unione di vita attiva e contemplativa costituisce il vero apostolato, che secondo S. Tommaso è “la principale opera del Cristianesimo” (Somma Teologica, III, q. 67, a. 2, ad 1um). Al contrario – dice dom Chautard – l’ americanismo (o modernismo ascetico) propugna una vita in cui l’azione soffoca la contemplazione (Ibidem, p. 94). Anzi, continua dom Chautard, le opere apostoliche, buone in sé ed ottime se unite alla contemplazione, divengono un pericolo di dannazione per gli apostoli che abbandonano la contemplazione (Ibidem, p. 99) a motivo del pericolo prossimo di peccato ai quali li espone.


Un problema di massima attualità: l’apostolato sui capifamiglia

Dom Chautard nel suo libro affronta anche un punto capitale che oggi è divenuto di massima attualità: quello dell’apostolato che deve essere esercitato sugli uomini. Egli scrive: «L’apostolato è relativamente facile sui giovani, sulle ragazze e sulle madri di famiglia, ma quando lo si vuol esercitare sugli uomini, diventa spesso impossibile. Eppure, finché non si sarà ottenuto che i capi di famiglia diventino non solo cristiani ma apostoli, l’influenza pur tanto apprezzabile di una madre cristiana, sarà paralizzata ed effimera e non giungeremo mai ad assicurare il regno sociale di Gesù Cristo» (Ibidem, pp. 181-182). Anche San Pio X, continua dom Chautard, diceva che la cosa più necessaria nei tempi moderni, anche per la salvezza della società civile, era di «avere in ogni parrocchia un gruppo di laici che siano ad un tempo molto virtuosi, illuminati, risoluti e veramente apostoli» (Ibidem, p. 193).

È quello che padre Francisco Vallet e Jean Ousset (riprendendo lo “stile” del Beato Pio Brunone Lanteri) facevano con gli “Esercizi Spirituali” predicati agli uomini e con i “circoli-formativi” di coloro, che erano usciti trasformati spiritualmente dagli Esercizi e che si riunivano una volta la settimana per studiare la dottrina sociale della Chiesa. Il risultato era la formazione di “quadri” di uomini o “capifamiglia” che erano istruiti, praticavano la dottrina di Cristo e della Chiesa e la portavano nella famiglia, nel posto di lavoro e nella società. È questo il mezzo per “restaurare il Regno sociale di Cristo”. Altrimenti si è destinati a restare confinati nelle sacrestie.

B. M.

 
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