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Anno 2011

L’«ESPERIENZA RELIGIOSA»  O  «MODERNISMO» DI MASSA
Gli attuali cosiddetti “movimenti” religiosi,  sui  quali  insipientemente alcuni membri della Gerarchia pongono  le  loro  speranze  per  il  futuro della Chiesa, sono in realtà forme di modernismo popolare,  fondati come sono  su  una  falsa  “esperienza  religiosa”  nella  quale  le  virtù  teologali sono soppiantate da un sentimentalismo emozionale ed illusorio.

ALCUNE FORZE OCCULTE  CHE HANNO MANOVRATO IL VATICANO II

In memoria di un tenace difensore della Fede cattolica il card. Alfredo Ottaviani


LA TRAPPOLA DELLA “CONTINUITÀ”

Joseph  Ratzinger  ha  dichiarato riguardo  alle  divergenze  avute  nel post-concilio  con  Küng  e  Rhaner:
«Non sono cambiato io, sono cambiati  loro»  (V. MESSORI  -  J.  RATZINGER, Rapporto  sulla  Fede,  Cinisello  Balsamo, San Paolo, 1985, p. 15). Giovanni  Miccoli  conferma:  «Più volte  [Ratzinger]  ha  insistito  sulla sostanziale  continuità  del  suo  pensiero teologico» (G. MICCOLI, In difesa della  Fede.  La  Chiesa  di  Giovanni Paolo  II  e  Benedetto  XVI,  Milano, Rizzoli, 2007, p. 296).

Una prova della “rottura” conciliare: la storia di mons. B. Socche, Vescovo di Reggio Emilia

Quaecumque dixero vobis

●«Mi è difficile persino capire come mai non si veda che ditirambi del genere sovvertono il bianco in nero e come mai l’evidenza delle strade storte e dei non pochi trabocchetti renda sempre più spedito e disinvolto il passo verso il pericolo mortale» (B. Gherardini, Quaecumque dixero vobis, pp. 190-191).

CONCILIO VATICANO II/IL DISCORSO MANCATO

Una “Supplica” inesaudita

Mons. Brunero Gherardini nel 2009 scrisse un libro molto interessante[1], in cui esprimeva le sue perplessità sulla continuità effettiva, e non solo dichiarata, tra la Tradizione apostolica e gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, per cui chiedeva al Papa, nella “Supplica” finale del suo libro, di togliere ogni ambiguità ai testi “contestati” del Concilio pastorale tramite l’intervento del suo Magistero dogmatico e impegnando l’infallibilità pontificia. Anche due vescovi, ossia due membri della ‘Chiesa Docente’, firmarono l’accorata “Supplica” al Papa

I VESCOVI NEO-MODERNISTI CHE FECERO IL CONCILIO VATICANO II E L’ERMENEUTICA DELLA “CONTINUITÀ”

(2a puntata) Josef Frings e il suo “peritus” Joseph Ratzinger

Nato il 6 febbraio 1887 a Neuss e morto il 17 dicembre 1978 a Colonia, fu cardinale arcivescovo di Colonia dal 1942 al 1969. Svolse un ruolo importante nel Concilio Vaticano II ed ebbe come consigliere il futuro papa Benedetto XVI.

O IL VERO “IO” O QUELLO FALSO

Ci rendiamo conto che il tema presente non è facile anche perché su di esso certi cristiani, anche buoni, vedono poco chiaro. Eppure il termine “io», assolutamente considerato, non significa affatto “egoismo” come, invece, si ritiene in generale.

LA SANTITÀ DELLA CHIESA
La  santità costituisce una proprietà essenziale, una proprietà visibile o nota della Chiesa. È una verità di fede definita solennemente nel secondo Concilio ecumenico di Costantinopoli [1] ed è chiaramente di fede divina perché insegnata dalla Sacra Scrittura: “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa… tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata[2].

Rosminianesimo contro tomismo
Non si può negare che l’oscuro sistema rosminiano (almeno nella sua oggettiva espressione) presti il fianco all’accusa di Ontologismo, […]. La Chiesa ha condannato esplicitamente l’Ontologismo riassunto in 7 proposizioni (Decreto del S. Uffizio del 1861; DB 1659 ss.) e in altre 40 proposizioni (Decreto del S. Uffizio del 1887; DB 1891 ss.) ha rigettato il pensiero rosminiano, di cui l’errore ontologico appare nelle prime sette, prese in se stesse […].

CARATTERISTICA DELLA NUOVA DOTTRINA  DEL VATICANO II: LA RELIGIONE DELL'UOMO
Una sola Chiesa e due dottrine - Nell'esecuzione  della  dottrina  esposta  –  pastoralmente  e  non  dogmaticamente  –  dal  Concilio  Vaticano  II,  lo  sforzo  di adattamento  ha toccato non  solo  il modo di  esporre la  dottrina,  ma  la  sostanza  stessa della  Rivelazione.

Contro la “peste dell’età nostra”  (1a parte)

L’8 dicembre 1976 sua ecc.za mons. Antonio de Castro Mayer, Vescovo di Campos (Brasile), inviò una Lettera pastorale ai suoi diocesani con l’obbligo al Clero di leggerla e spiegarla ai fedeli.
Partendo dalla Regalità universale di Nostro Signore Gesù Cristo, mons. de Castro Mayer illustrava mirabilmente la dottrina cattolica sui rapporti tra Chiesa e Stato e la sua ininterrotta continuità attraverso i secoli fino alle prime rotture tentate dal cattolicesimo liberale. Presentiamo ai nostri lettori la Lettera pastorale di mons. de Castro Mayer, che fu anche eccellente teologo, perché permette di toccare con mano la “discontinuità” tra “Dignitatis Humanae” del Vaticano II e la dottrina costante della Chiesa.


Contro la “peste dell’età nostra” (2a parte)
LA VERA DOTTRINA DELLA CHIESA IN QUESTA MATERIA
In effetti, la Chiesa non ha mai accettato che lo Stato, per principio, debba essere laico, cioè neutrale in materia religiosa. Lo si può constatare facilmente, percorrendo la storia della Chiesa dalla fine del Medioevo.
Infatti, quanto affermiamo è contenuto nella definizione di Bonifacio VIII, Papa dal 1294 al 1303, secondo cui è necessario per la salvezza che ogni creatura si sottometta al Romano Pontefice .

IL MODERNISMO COME “SETTA SEGRETA”
“Hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv., III, 19);
“Ho predicato sempre apertamente ed in pubblico e non ho mai detto nulla in segreto” (Gv. XVIII, 20).

Prologo

SAN PIO X definì il modernismo una “setta segreta”(‘motu proprio’ Sacrorum Antistitum o Giuramento antimodernista, 1°settembre 1910) . Tale carattere di setta segreta lo si risconta anche nel fenomeno dei marrani o falsi convertiti, che esteriormente facevano finta di essere cattolici mentre in privato praticavano segretamente il giudaismo. Di questo problema abbiamo già parlato e qui ci limitiamo a darne solo un breve cenno per aiutare il lettore a capire meglio il problema dell’ora presente, che è quello del neomodernismo, il quale infiltratosi nella Chiesa di cui ha preso le leve di comando per cercare di cambiarla, se mai fosse possibile, dal di dentro. Ma “le porte dell’inferno non prevarranno”.

I PERICOLI DELLA FILOSOFIA SCOTISTA
Inquadramento storico dello scotismo
GIOVANNI DUNS SCOTO (1266-1308) più che un metafisico è un teologo. ETIENNE GILSON ha scritto: «Non esiste una ‘sintesi metafisica’ di Duns Scoto […]. La sola sintesi completa che Duns Scoto abbia concepita è una sintesi teologica» . Anche il padre francescano EFREM BETTON professore all’Università cattolica del S. Cuore di Milano, ritiene che “esistono dottrine scotiste […], ma non esiste una filosofia scotista: le sue dottrine, infatti, non avrebbero raggiunto quella maturazione e quella coerenza interiore, che sarebbero state necessarie perché le singole tesi potessero coordinarsi logicamente in un sistema di verità” .

INFLUSSO DEL COMUNISMO SUL MODERNISMO

«Solo un ateo può essere un buon cristiano […], solo un cristiano può essere un buon ateo» (Ernst Bloch, Ateismo e cristianesimo).

Introduzione San Pio X ha definito il modernismo “cloaca che raccoglie tutte le eresie” (Pascendi, 1907) e “setta segreta” (Sacrorum Antistitum, 1910). Abbiamo già visto l’influsso che hanno avuto sul modernismo sociale il liberalismo, lo gnosticismo e l’ esoterismo cabalistico, l’influsso della filosofia moderna sul modernismo classico condannato da papa Sarto e della filosofia nichilistica sul neo-modernismo o nouvelle théologie condannata da Pio XII (Humani generis, 1950). Vediamo ora quale influsso ha avuto il comunismo sul modernismo sociale (“Democrazia cristiana”) e il post-comunismo sul neo-modernismo (“teologia della liberazione”).

PUNTI FERMI LA CHIESA E LA CRISI NEO-MODERNISTA
Se sia lecito parlare teologicamente e in senso stretto di “Chiesa conciliare” sostanzialmente diversa da quella cattolica

Premessa Quando si parla di Vaticano II come dogmaticamente inaccettabile, non si intende racchiudere in tale constatazione di “rottura oggettiva con la Tradizione apostolica”[1] la responsabilità soggettiva di chi lo ha accolto in buona fede, pensando di obbedire all’Autorità né tanto meno si vuole disprezzare nessuno: “Solo Dio scruta il cuore e le reni”. Così come, quando si constata la nocività oggettiva del Novus Ordo Missae, non si vuole minimamente offendere chi pensa di celebrarlo – in buona fede – in obbedienza all’Autorità, per ignoranza incolpevole delle carenze dottrinali del Nuovo Rito. Queste carenze furono subito messe in luce nel “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae” con la “Lettera di presentazione” dei cardinali Antonio Bacci e Alfredo Ottaviani, ove si trovano considerazioni severe sulla non ortodossia oggettiva del nuovo rito (“si allontana impressionantemente dalla dottrina cattolica sul Sacrificio della Messa qual è stata definita dal Concilio di Trento”) e si chiede al Papa di abrogarlo quale “legge nociva”.

IN DIFESA DELLA VERITÀ
“ Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi” (Gv. 14, 16-17)   (1a parte)
Il “dialogo” con una cultura morta e mortifera
L’ultima proposizione condannata dal Sillabo, la n°80, sostiene che il Romano Pontefice può e anzi deve riconciliarsi con il liberalismo, il progresso e la civiltà moderna. Il Beato Pio IX, papa di fermissima fede, infatti, non scorgeva affatto questa necessità di riconciliazione con il mondo, così viva nei  moderni, dimostrando una rara perspicacia e dando prova che lo Spirito di verità (Giovanni 14,16-17) dimora solo nella Chiesa Cattolica. Già, perché la convinzione che la fede possa e anzi debba conciliarsi con la cultura del secolo e dialogare con essa è un errore.

IN DIFESA DELLA VERITÀ
“ Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi” (Gv. 14, 16-17) (2a  e ultima parte)
Il magistero pastorale come ermeneutica
• Una mentalità luterana
La rinuncia alla Verità implica che Gesù non è e non dovrà mai più essere dogmatico e con Lui la Sua Chiesa. E, presi dall’esclusiva preoccupazione di non essere più dogmatici, i novatori non vedono che, una volta scardinata l’identità assoluta, cioè dogmatica, tra Cristo e la sua Chiesa, il sapere inerente alla salvezza lasciatoci da Gesù diverrà, proprio come il pensiero empirico, puramente ipotetico e opinabile.

NEL CENTESIMO ANNIVERSARIO DI PADRE CORNELIO FABRO (1911-1995)

Premessa Nell’anno in corso ricorre il centesimo anniversario della nascita di padre Cornelio Fabro giustamente denominato «uno dei massimi pensatori dell’umanità» (Cf. “Instaurare omnia in Christo”, 1, Udine, 1995, p. 3)[1]. Non basterebbe un volume per illustrare la vita[2] ma, soprattutto, l’opera del pensatore in discorso; il quale, d’ora in poi, sarà citato nella forma abbreviata: F.

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